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4/9/2008 SPIRITUALITA' DELLA NATURASPIRITUALITA’ DELLA NATURA E’ perché sei nato piccolo che proteggi i piccoli e non brami la grandezza. E’ perché sei nato incapace di difenderti che ti prendi cura di chi è indifeso e rifiuti la prepotenza. E’ perché sei nato nudo che ti prendi cura di chi è nudo e non sopravvaluti il lusso. E’ perché sei nato affamato che ti prendi cura di chi ha fame e sete e rifiuti lo spreco. E’ perché sei nato debole che aiuti i deboli e non scegli la violenza. E’ perché non vuoi il tuo male, che non glielo auguri agli altri. E’ perché hai imparato dagli altri che insegni agli altri ciò che sai fare. E’ perché il tuo corpo non ti inganna che non inganni gli altri. E’ perché respiri gratis che dici no alla speculazione, all’usura, alla truffa, e dici si alla solidarietà, al volontariato, all’altruismo. E’ perché sei creatura che dici no ai privilegi e alle differenze sociali e dici si alla all’uguaglianza e alla fraternità. E’ perché hai bisogno degli altri, che dici no ai razzismi, agli egoismi, all’odio e dici si all’ospitalità, alla condivisione, alla conoscenza. E’ perché quando muori non ti porti via nulla, che dici no alle conquiste, all’accumulo indiscriminato e dici si alla semplicità, alla gratitudine, alla socialità. Sii come l’acqua: ristora chi ha sete, lava chi è sporco, vivifica chi è arido, leviga ciò che è spigoloso, scendi in basso, sii limpido e semplice. Sii come l’acqua: adattati con morbidezza al contenitore che ognuno possiede, senza perdere la tua identità; se ti contengono, fermati; se ti lasciano, apriti la strada. Fa tutto questo come l’acqua, semplicemente perché è acqua, non perché è supplicata. Sii vita per tutti come l’acqua, ma non uccidere nessuno annegandolo, perché sai bene che anche la tua furia può essere mortale. Sii come il fuoco: illumina il buio, scalda chi è gelido, cuoci ciò che è crudo. Sii come il fuoco: trasmetti la tua fiamma se non vuoi spegnerti, guarda verso l’alto per trovare nuovo ossigeno ed alimentarti. Fa tutto questo come il fuoco, semplicemente perché è fuoco, non perché è temuto. Accogli e scalda ogni vita come fa il calore del fuoco, ma non uccidere nessuno bruciandolo, perché sai bene che anche il tuo furore può essere letale. Sii come l’aria: libero e per tutti; al servizio di tutti senza essere visto, libero di essere al nord e al sud, nelle valli e in montagna: nel respiro di chi vive. Fa tutto questo come l’aria, semplicemente perché è aria, non perché è pensata. Sii vita per tutti come l’aria, ma non uccidere nessuno negandoti né infuriandoti, perché sai bene che anche il tuo soffiare può fare stermini. Sii come il sole: presente ogni giorno, concreto ogni giorno: luce e calore. Sii come il sole: abbi un raggio per tutti, buoni e cattivi, meritevoli o no; dai risalto a ognuno. Fa tutto questo come il sole, semplicemente perché è sole, non perché è stipendiato. Sii vita per tutti, ma non far male a nessuno accecandolo; sai bene che anche il tuo ardere ha bisogno del tramonto per non bruciare il ritmo di vita degli altri. Sii come il cielo: abbraccia l’infinito e contieni tutti; non escludere niente e non emarginare nessuno. Sii come il cielo: stellato nel buio, radioso di giorno. Fai spazio a tutti e dai voce a tutti: nel tuo vuoto trovano spazio e nel tuo silenzio possono ascoltarsi. Fa tutto questo come il cielo, semplicemente perché è cielo e non perché è adorato. Sii vita per tutti e non spaventare nessuno, perché sai bene che il viaggio dell’uomo aspetta l’abbraccio e aspetta l’incontro. E’ perché hai ricevuto che devi dare. E’ perché hai ricevuto gratis che devi dare gratis. E’ perché hai ricevuto tanto che devi dare tanto. E’ perché hai ricevuto te stesso che devi dare te stesso. E’ perché non hai portato nulla al mondo, che non puoi dire: “questo è mio”. E’ perché non ti porterai nulla con te, morendo, che non puoi dire: “questo è mio”. E’ perché non ti sei fatto da te che non puoi vantarti. E’ perché non ti sei scelto che non puoi esaltarti. E’ perché sei creatura che non sei superiore agli altri. Non sei fatto per te, altrimenti resteresti solo e moriresti presto. L’unione fa la forza del branco, ma non sei fatto per il branco, può il 100 prevalere sul 10 quando l’infinito non appartiene a nessuno? Non sei fatto per te; non sei fatto per il branco; non sei fatto per un gruppo. Nessuno si è fatto da se e nessuno ha comprato se stesso, perciò nessuno si appartiene. Sei fatto per il tutto e non per alcuni, perciò non puoi escludere nessuno e nessuno puoi emarginare. Sei fatto per tutti e il tutto è fatto per te, ma niente ti appartiene e neppure tu ti appartieni. Tutti sono fatti per il tutto, perciò non puoi dire che è tuo quello che appartiene anche agli altri. Dimentica la parola “possesso” se davvero hai capito la gratuità della vita. Se sei luce essa si vede; se sei sale darai sapore; se sei acqua molti si disseteranno e si laveranno; poiché ogni albero si riconosce dai frutti ed ogni tragitto dal suo percorso. Questa è la mia via, il mio modo di essere, la mia coerenza. Nessuna spiritualità, nessuna religiosità, nessuna ideologia, nessuna civiltà potrà dichiararsi genuina e, quindi, durare, se prima non viene vissuto, spontaneamente, questo mio modo di essere naturale. Un violento, razzista, egoista, dedito a esaltare se stesso, agirà di conseguenza qualunque sia la società, il ruolo, l’area geografica e l’epoca storica in cui vive. Non saranno le norme scritte: giuridiche, morali, religiose, divine, che cambieranno l’animo di una persona, qualunque titolo o incarico egli abbia, anche il più nobile. Se tu vivrai tutti i giorni, questo che ti ho detto, capirai che non stai facendo nulla di straordinario, capirai che sei semplicemente “naturale”, che sei semplicemente te stesso, senza, per questo, considerarti giusto, santo, elogiabile. 4/1/2008 LEZIONI DELLA NATURA LEZIONI DELLA NATURA 1° Lezione Seduto per terra, ai piedi di un grosso albero che mi offriva la frescura della sua ombra, ero assorto nei miei pensieri che vagavano nei ricordi dell’infanzia. Gli uccelli cinguettavano giocando a rincorrersi, i moscerini danzavano leggeri, messi in evidenza dai raggi del sole, le formiche, una dietro l’altra, erano intente a cercar qualcosa… Ero in mezzo alla Natura, ed essa sembrava ristorare tutti i miei sensi con i suoi odori, i suoni, i colori, le forme delle varie creature; infine sembrò che lei stessa, intrufolandosi dolcemente nei miei pensieri, cominciasse a parlare: “Osserva: OGNI COSA NASCE PICCOLA, FRAGILE, INDIFESA. Tutto ciò che ha vita nasce piccolo, debole e indifeso. Anch’io, nei primi istanti di vita, ero così piccola da stare nella mano di un bambino, mentre oggi mi espando ad una velocità che per te è inimmaginabile e che sempre aumenta. Persona, animale, pianta, nessuna diventerebbe adulta se chi, essendo già grande e più forte se ne approfittasse per distruggerla, o se qualcuno non si prendesse cura di lei per proteggerla. Senza l’aiuto, la protezione e l’esperienza degli adulti è pressoché impossibile che un essere vivente giunga all’età adulta”. Era primavera e, alzandomi, non mi fu difficile constatare la tenerezza e la fragilità dei nuovi germogli in molti alberi. Li guardavo con la stessa meraviglia di chi guarda un bambino di pochi giorni e allo stesso tempo con la coscienza di sapere quanto fosse facile staccarli, schiacciarli e distruggerli. In quel momento capii che, non proteggere il piccolo, così piccolo da essere debole e indifeso, è rinnegare le proprie origini, è contraddire la vita come sin qui si è tra-smessa ed evoluta, è come aver vergogna dei propri genitori e dell’umile casa dove si è nati. Il pensiero andò a tutti quei deboli e indifesi “adulti” che lungo la storia umana sono stati disprezzati, derisi, ignorati, rifiutati, sfruttati, oppressi da chi era più forte, più potente, più sano, più ricco, più fortunato. Ho pensato ai dittatori, ai padri e ai mariti padroni, ai violenti d’ogni ceto e cultura, agli scaltri e imbroglioni che sono giunti all’età adulta perché, quando erano piccoli e deboli, nessuno ha inveito su di loro a tal punto da eliminarli dalla faccia della ter-ra. Il loro comportamento contraddice le loro origini! Usano la forza, eppure sono nati deboli. Si vantano del potere che hanno di sterminare gli altri, eppure anche la loro vita è stata nelle mani degli altri. E’ contraddittorio proclamare la forza quando si è nati deboli, vantarsi della potenza quando si è nati fragili; soprattutto noi, umani, che abbiamo avuto bisogno vari anni prima di sentirci in grado di essere autonomi. E’ rinnegare come si è nati! E’ rinnegare come si è cresciuti! Tornai a sedermi, assorto, e mi sembrò che a farmi ombra, stavolta, era una strana tristezza. Alla memoria si fecero presenti scene viste o udite: di ragazzi, che sceglievano ciò che li faceva vincere, di adolescenti che deridevano un portatore di handicap, di imbroglioni che raggiravano anziani, di usurai che spolpavano chi si trovava in necessità, di sciacalli che invece di cercare i superstiti in un terremoto o in un disastro, cercavano ciò che potevano portar via per sé. Alla memoria si fecero presenti altre scene: di operai mal pagati perché privi di alternative, di ragazze povere costrette a prostituirsi, di bambini obbligati a lavorare o a fare la guerra, di servi e schiavi trattati peggio di cani rabbiosi, di donne umiliate e violentate, di tanta gente da tenere a distanza perché considerata di razza inferiore o di cultura non gradita. Il tempo trascorse e non so dire quanto ne passò, assorto nella triste constatazione che ogni tipo di debolezza: del piccolo o dell’anziano, del malato o del povero, del debole o dell’indifeso fosse una occasione per approfittarsene degli altri. Quando riascoltai i miei pensieri, presi coscienza che mi ero assopito. Quel risveglio, però, mi ripropose la stessa lezione: Anche nel sonno, infatti, noi siamo impotenti. Una debolezza vissuta, per esigenza, ogni notte, quasi la natura volesse ricordarci che l’essere indifesi fa parte di noi proprio quando abbiamo bisogno di riposarci, di ritemprarci, di staccare la spina; e noi, addormentandoci, proclamiamo la nostra debolezza, affidando la nostra vita a chi, attorno a noi, rimane sveglio e riposato. Mentre tornavo a casa, ero pervaso dalla condizione di tutto ciò che esiste: creature costantemente bisognose di aria, acqua, alimento, ambiente favorevole. Pensavo che rifiutare, ai piccoli e ai deboli, la protezione, l’aiuto, la comprensione e la condivisione… è come togliere l’aria a chi, per continuare a vivere, deve respirare. Mi resi conto che dare a chi non ha dovrebbe essere una azione spontanea come il respirare. 6/10/2006 LA RELAZIONE CREATURALEL’uomo è un essere sociale e come tale è fatto per la relazione, Nella relazione egli ha l’opportunità di scoprire sia se stesso che gli altri, venendo a conoscenza di quello che è capace di fare e di sentire per loro. E’ nei riguardi degli altri che vivrà l’altruismo o l’egoismo, la compagnia o l’isolamento, l’invidia, la gelosia, l’inganno… o l’opposto.
L’unica relazione degna dell’essere umano è quella che nasce da un cuore che sa amare disinteressatamente. E’ una relazione che si può definire creaturale, che porta ad amare l’altro solamente perché questi esiste, non per quello che fa o pensa, non per le qualità che ha, né per la sua fede, ma solamente perché è creatura come lui.
Di solito le persone si sentono molto amiche e pensano che a unirle sia il fatto che hanno gli stessi interessi, gli stessi gusti, le stesse esperienze, le stesse idee, gli stessi sentimenti… e succede che cambiando interessi, esperienze… o anche solo paese, finisce l’intesa e nasce l’indifferenza.
Invece chi ama un altro come creatura, sa che è una persona unica, misteriosa, libera, sempre in crescita; per questo con la delicatezza e la sensibilità di chi ci tiene, non sarà mai assente, anche se lontano, e mai cesserà di desiderare il bene totale dell’altro, anche se cambia.
E’ possibile una relazione così? Eppure è l’unica che si merita la definizione di “umana”. 5/26/2006 LA SCUOLA DELLA VITALA SCUOLA DELLA VITA
L’acqua sazia la sete, ma essa può causare la morte annegandoci. Il fuoco protegge dal freddo, ma esso può uccidere bruciandoci. Il cibo nutre, ma esso può rendere obeso il nostro corpo.
Una lezione che la vita ci fa è la giusta misura per ogni cosa.
Colui che non ha fame non potrà mangiare, chi non ha sete non potrà bere, chi non riesce ad eccitarsi non potrà fare l’amore. Non basta vivere, occorre anche avere il senso della vita; non basta l’organo, ma anche la sua funzione.
Se è un Dono vivere, è un dono perfetto il fatto che ogni singola parte funzioni, poiché non basta avere un cuore per amare né uno stomaco per avere fame. La gratitudine più grande è quella di riconoscere che abbiamo la forza di vivere, la voglia d’amare, l’entusiasmo di agire, la gioia di stare con gli altri, la perseveranza, la fiducia, la speranza, lo spirito di sacrificio…
Un’altra lezione è che non si può vivere senza avere fame, senza avere voglia, senza avere interessi, senza avere stimoli, senza essere appassionati, senza avere ideali…
C‘è ancora una lezione che la vita ci fa in ogni cosa che viviamo, è che per vivere abbiamo bisogno degli altri: aria, acqua, cibo di cui nutrirci, persone con cui relazionarci.
Generalmente si vive il respirare, il bere, il mangiare come una necessità e la socialità, l’amicizia, l’innamoramento come un fatto naturale, senza afferrarne la loro lezione più importante:
Nessuno vive per se stesso, ma per gli altri e con gli altri. Come abbiamo bisogno degli altri per vivere, anche gli altri hanno bisogno di noi per vivere. Per vivere.
Habbiamo bisogno degli altri per vivere, dunque li uso, li spolpo, li mangio, secondo una logica di prepotenza e di sfruttamento. Oppure imparo e faccio mia la logica della natura, che, in un certo qual modo fa si che ogni cosa sia cibo per le altre, mentre esse pure si nutrono delle altre. Nelle persone, per non venire sfruttati, questo può avvenire solo per libero e volontario dono d'amore. 5/23/2006 NOI E LA NATURA (dalle poesie di Tagore)NOI E LA NATURA ( ispirato dalle poesie di Tagore)
Le grandi stelle non hanno paura di sembrare lucciole, mentre noi, piccole creature, abbiamo smania di grandezza, di fama, di potere… Viviamo aspirando alla ricchezza, per poterci vestire all’ultima moda e con i capi più preziosi, dimenticando che il vestito più bello è il nostro corpo. Invece di restare estasiati per il dono della vista, ci vantiamo degli occhiali che indossiamo.
Ci vantiamo dei nostri idoli: cantanti, artisti, campioni di uno sport, politici, uomini d’affari, benefattori e uomini pieni di qualità… eppure il tempo trasforma gli idoli in polvere e questa creatura, la polvere, si rivela più importante degli idoli.
Viviamo aspirando a un posto rilevante, a far carriera, a diventare qualcuno, a decidere noi la vita sociale, politica ed economica… mentre ridono di chi brama il potere le foglie appassite che cadono dall’albero. Passiamo il nostro tempo cercando la felicità, o quanto meno goderci la vita, finche non ci rendiamo conto che non è strappando i petali al fiore che avremo nelle nostre mani la sua bellezza.
Non siamo fatti per rimanere delusi, ci arrabbiamo e diventiamo violenti; seminiamo vento e raccogliamo tempesta… finché non facciamo esperienza che quando l’ascia del legnaiolo chiese il suo manico all’albero, questi glielo diede; che la radice nascosta di un albero non chiede nulla per riempire di frutti i rami; che se l’albero non rinuncia alla bellezza dei suoi fiori, non sarà carico di frutti.
Allora se aprissimo veramente i nostri occhi e guardassimo, vedremmo la nostra immagine in tutte le cose, se aprissimo realmente i nostri orecchi e ascoltassimo, udremmo la nostra voce in tutte le voci.
Capiremmo che sono un dono il fiore e il suo profumo, il frutto e il suo sapore, la foglia e la sua ombra, il tronco e i suoi rami, le radici e il loro posto profondo.
Allora contemplando il filo d’erba che perde la sua goccia di rugiada, e il cielo che al mattino perde tutte le sue stelle, canteremmo insieme con la cascata: “Anche se all’assetato gliene basta un poco della mia acqua, 5/22/2006 L'AMICIZIA
L’amicizia è la realtà più bella della vita, essa nasce spontanea tra alcuni esseri viventi, mentre è difficile con altri, si dà non solo tra le persone ma anche tra animali, e tra questi e l’uomo.
E’ incredibile la festa che un cane fa al suo amico-padrone, come sia deciso ad affrontare il pericolo per salvarlo da esso, come stia triste e lo cerchi quando il suo amico è assente o muore. Pensi che il cane faccia tutto questo perché riceve cibo? Quello che li lega va ben aldilà delle parole, perché esiste un linguaggio e un’intesa fatta di gesti, di sguardi, di complicità, di simpatia, di un’attrazione misteriosa e piacevole…
Se ciò è possibile con gli animali, tanto più tra gli esseri umani, anche se fra loro ci possono essere molte realtà che ostacolano l’amicizia: sono le mille cose che occupano altrove il loro tempo, la loro attenzione e soprattutto il loro cuore. Mentre l’amicizia respira solo l’aria pura di un cuore sereno, disinteressato e presente, tutto intero, nel momento che si sta insieme.
L’amicizia fa vivere l’altro in se stessi, perché si ama quello che l’altro è e fa. Per questo piace come l’altro è fatto, come pensa, come si veste, come si muove, e si sta bene in sua compagnia da non stancarsi mai. Con l’amico si può parlare di tutto, con la massima confidenza, dagli argomenti più privati ai desideri più grandi, ai progetti per il futuro.
Tra amici, tutto questo si dà spontaneamente. E’ l’amicizia che fa dono delle sue realtà a coloro che la vivono, facendoli sentire come una fontana dalla quale sgorga, abbondante, un’acqua fresca e buonissima che non è frutto della fontana, ma di una Sorgente infinita che li nutre, li disseta, li lava, li vivifica…
Come una pianta ha bisogno del suo habitat per crescere rigogliosa e fiorire, così pure l’amicizia non prospera se non a precise condizioni, prime fra tutte la semplicità e l’altruismo. L’amore di amicizia è così grande e radicale, così profondo e totale, che il suo tradimento causa il dolore e la delusione più grandi. Viceversa, la sua fedeltà nel tempo, nonostante le prove e le difficoltà, è il regalo più bello che la vita possa farci.
5/21/2006 L'INCONTRO CON LA NATURAUn pomeriggio del 1980 mi trovavo a Frascati; passeggiando nel giardino della casa dove abitavo, guardavo il panorama che si estendeva dalle colline giù verso Roma. L’incanto del paesaggio mi faceva gustare quei momenti dando nutrimento a tutti i miei sensi. Sentivo l’aria entrare fresca nei miei polmoni, quella stessa che sfiorava e accarezzava il mio volto, quasi volesse scuotermi dolcemente affinché quello che stavo vedendo divenisse sguardo attento della Realtà. I raggi del sole cominciavano ad indorarsi e, con gran maestria di controluce, davano risalto alle forme delle colline e delle piante, mentre il cielo, terso, col suo silenzio sembrava complice compiacente di quanto stava per avvenire. Inaspettatamente una domanda attraversò lo stupore della mia mente: “ che cosa ho fatto io per avere tutto questo? “. Mi dicevo: “ Io non devo comprare la luce del sole! Non pago l’aria che respiro! Sono qui, attorniato da alberi diversi, che non ho piantato e neppure inventato e sto godendo la vista di un paesaggio incantevole… ” Mentre mi dilungavo nella lista delle cose ricevute nella vita, una Realtà risuonò su tutti i ragionamenti e su tutte le cose conosciute: Gratuità ! nella vita tutto e’Gratis ! Fu come una scintilla che dalla sua piccolezza è capace di generare un fuoco più grande e poi un incendio. Quella piccola domanda aveva trovato il momento adatto per appiccare il fuoco e generare in me una gran luce capace di rischiarare il senso della mia esistenza. Fu come guardare in faccia una persona che sempre si era vista di spalle. Fu come conoscere una persona di presenza dopo averne sentito parlare solo per bocca altrui. Mi sembrò di stare a guardare negli occhi e nel cuore della Natura e di capirne il modo di essere. Da quel momento desiderai assomigliarle. LA NATURA DELLE COSEDando uno sguardo al modo di comportarsi della natura, notiamo questa gratuità nel sole che sorge per i buoni e i cattivi, nella pioggia che scende sui giusti e sugli ingiusti, nell’albero che dà la sua ombra e i suoi frutti a chiunque voglia goderne, nella vita che continua dopo un incendio o dopo un disastro o una guerra. Notiamo altresì questa gratuità nel fatto che ogni creatura dà i suoi frutti semplicemente perché è se stessa, semmai qualcosa esige, è il rispetto di quelle condizioni che fanno sì che essa sia e cresca secondo la sua natura. Dopo di che, l’acqua bagna, disseta, lava, scorre, perché è acqua e non per simpatia o per tornaconto. Il sole scalda, illumina, sostiene il suo sistema perché è sole e non perché è stipendiato o adorato da qualcuno. Dando uno sguardo al modo di comportarsi degli uomini, vediamo troppo spesso che il ricco sfrutta il povero, che il più forte schiaccia il più debole e chi ha studiato prevale sull’ignorante. Le persone usano quello che sono e quello che hanno come un potere per dominare sugli altri. Laddove ci sono privilegiati ci sono anche esclusi, laddove ci sono padroni ci sono anche schiavi. Il risultato è l’uso degli altri come se fossero oggetti da sfruttare al massimo e poi buttare. Le due logiche, quella della “natura” e quella dell’”homo sapiens”, sono in netto contrasto. Mentre la natura si mette al servizio della vita, l’homo sapiens vuole tutto al suo servizio e fa poche cose senza averne un tornaconto. Anche la sua “buona azione” spesso nasce dal soddisfare se stesso, per averne un interesse, un utile, un motivo di convenienza, fosse anche il conquistarsi un posto in paradiso, come se anche quello fosse in vendita o da meritare. L’essere umano non è fatto per mangiare, bere e riposare; è fatto per realizzare se stesso con il frutto della sua operosità. Tutto questo avviene secondo logiche che orientano le sue scelte e le sue azioni. Solo la logica del reciproco essere a servizio dell’altro, fa umano il rapporto tra le persone. Un datore di lavoro, con la scusa che paga l’operaio, si sente padrone della sua vita e del suo destino, o si sente benefattore. Invece entrambi si dovrebbero donare e arricchire, attraverso la libera e volontaria collaborazione nel lavoro. Nella logica del “senso delle cose” nella Natura, chi dà si arricchisce prima ancora di ricevere un compenso, e chi riceve, se non fa fruttificare quello che ha ricevuto, diventa ladro, sprecone, antievoluzionista. Colui che non ha imparato a dare e a darsi, diventa un fuorilegge, un parassita che, mentre da un lato semina morte, dall’altro succhia la vita degli altri. Non abbiamo capito che la tavola piena di cibi succulenti, è stata imbandita nei miliardi di anni che ci hanno preceduto, e che, se ciascuno pensa solo a mangiare e non a seminare, non resterà niente per nessuno. La Natura ha intrapreso un viaggio che porterà a termine e noi non siamo gli unici passeggeri. Anche il cervello umano è opera di Chi, ricco di tempo, ci fa proseguire in questo lungo viaggio dell’evoluzione. Le leggi dell’evoluzione, quelle che garantiscono il futuro di questo viaggio, sono protette da password, cioè da un codice segreto, per scoprire il quale, le possibilità sono infinite quanto i numeri stessi. Beato chi è trovato intriso di queste leggi e in accordo con esse, altrimenti dovrà sfidare la Natura, che non ferma il suo cammino. Questa sfida è contraddittoria, e poiché ciò che costituisce ognuno di noi è natura pura, equivale all’immane impresa di rifare tutto secondo i propri criteri! “Quello che vuoi che gli altri facciano a te, fallo tu a loro”. E’ un consiglio pratico, naturale, creaturale, che racchiude tutta la sapienza del giusto rapporto con gli altri e che fa capire la natura delle cose. SIAMO TUTTI CREATURENessuna delle cose che esistono ha potuto scegliersi. Tutto ciò che esiste ha un genitore o una causa che lo ha prodotto. Si nasce da altri, perciò siamo tutti “creature”. Il fatto che tutti siamo creature non solo esclude che ci siano “divinità” fra le cose che esistono, ma le mette tutte sullo stesso piano in quanto a dignità e valore, escludendo privilegi di classe, di razza, di casta, di cultura, di religione. Per questo motivo nessuno ha diritto di sentirsi superiore agli altri perché è più grande, più forte, più ricco, più intelligente… o per volontà di Dio! per lo stesso motivo nessuno deve sentirsi inferiore perché povero o senza titoli. Tutti facciamo parte dello stesso universo e siamo costituiti da elementi chimici come tutte le altre cose. Chi dalla vita e dal destino ha ricevuto doni speciali rispetto agli altri, ha un motivo in più per dare quello che ha, non per sentirsi privilegiato. In verità nessuno dovrebbe vantarsi di quello che è, poiché lo ha ricevuto, ed anche tutto quello che sa e sa fare lo ha imparato da altri. ( Gli specialisti di una scienza o di un’arte o di uno sport possono essere soddisfatti dei loro risultati e farsi pagare grandi cifre per le loro prestazioni, giacché hanno dedicato molti anni della loro vita per raggiungere quei risultati, ma spesso dimenticano che questo è stato possibile sia grazie ad un corpo umano efficiente che hanno ricevuto, sia grazie all’esperienza dei maestri dai quali hanno potuto imparare ). Nessuno dovrebbe arrogarsi privilegi per il semplice fatto che è nato in una nazione o in una famiglia dove le condizioni economiche, sociali e culturali gli hanno dato più possibilità di altri. Riconoscere che tutti siamo creature significa ammettere che tutti siamo limitati, che tutti abbiamo uguale dignità e che nessuno è speciale rispetto agli altri. Ci sono le diversità, ma c’è anche una unità di fondo che ci apparenta. Quello che ci lega, prima di essere un sentimento o un pensiero manifesto in noi, è la stessa materia di cui siamo fatti, è la stessa Fornace da cui proveniamo. Il campione, lo scienziato, l’intellettuale, l’artista, l’astuto, non dovranno mai dimenticare che quello che sono lo hanno ricevuto dalla stessa mensa della vita alla quale siamo seduti tutti con un uguale Invito e Diritto. |
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