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2007/6/5 Essere come lei
19 marzo 2008 Perchè esisstono i poveri e perchè esistono i ricchi
PERCHÉ ESISTONO I POVERI E PERCHÉ ESISTONO I RICCHI? Perché hanno avuto sfortuna i primi e fortuna i secondi? Per destino? Perché i poveri sono sfaticati mentre i ricchi sono più scaltri? Forse un pizzico di queste motivazioni sono vere, ma la vera ragione è un’altra. Se tratto questo tema non è per semplice solidarietà con i poveri o per antipatia verso i ricchi, ma sempli-cemente perché, avendo parlato di diritti umani, molti di essi sono sacrificati proprio dall’economia.
Chi, pur avendo la fortuna di lavorare ha un salario ingiusto, cioè misero o in-sufficiente, non solo non potrà permettersi il lusso di costruirsi una casa, ma neppure di pagare un affitto, finendo spesso in catapecchie fredde d’inverno e calde d’estate, che minano la salute di tutta la famiglia, soprattutto quella dei bambini. La povertà non dà possibilità di accedere a dei servizi culturali e chiude la famiglia in problemi così grandi che anche il rapporto di coppia, per durare, deve gridare al miracolo. I diritti alla salute, alla casa, alla cultura, a realizzare se stessi, a costruirsi una famiglia, se ne vanno tutti in fumo, solo perché è venuto meno un diritto, quello al giusto salario.
Se alcuni sono pagati pochi spiccioli, altri con il minimo con-sentito dallo Stato, mentre altri hanno la possibilità e la libertà di scegliere la loro parcella professionale e altri ancora quasi non hanno prezzo, tanto valgono, è normale che il risultato finale è diverso: povertà da una parte, agiatezza nel mezzo, ricchezza dall’altra. Se ognuno ha dei diritti fondamentali ed uguali a tutte le altre persone, ebbene può goderli e raggiungerli solo se, oltre all’impegno ha anche le possibilità e-conomiche. Lo stipendio, il salario, il guadagno minimo deve permettergli di mantenere una famiglia, di potersi fare una casa e di poter viaggiare e conosce-re altri popoli. Invece, nella maggior parte dei casi basta per alcuni a non morire di fame, per altri a farsi una casa dopo tutta una vita di sacrifici, per altri a non pretendere troppo dalla vita.
C’è una DIGNITA’ che ogni lavoratore ha e che il suo salario non sta dimostrando. C’è una UGUAGLIANZA che i lavoratori hanno e che la differenza, anche sproporzionata, tra salari, non sta dimostrando. Se un di più deve esistere per chi ha motivi per meritarsi di più, questo non deve prescindere da un minimo dignitoso per tutti che non è quello che PER LEGGE oggi esiste.
E’ il caso di rivedere i criteri su cui ci si basa per stabilire i salari di un qualsiasi operaio che svolga bene il suo lavoro, basato sul permettergli di vivere una vita dignitosa, cioè non povera, non stentata, non incapace di pagare un affitto, di mantenere una famiglia, di far studiare i figli. Non è solo nel terzo mondo, ma anche in Italia, specialmente nel sud, che i datori di lavoro si sentono “benefattori” e come tali vogliono essere trattati, per il solo fatto che danno lavoro. Non sono tutti così, ma molti si sentono giusti perché danno il “minimo sindacale”, però non chiedono il minimo sul lavoro. Di-cono: “Ti posso dare questo, se non ti sta bene cerca altrove”; sapendo che ce ne sono tanti che aspettano dietro la porta. Gli incentivi, i premi produzione, i corsi di aggiornamento sono cose dell’altro mondo. Si parla della libera concorrenza, del libero commercio, della libera imprendito-rialità e del libero saperci fare, e si trascurano, come se non esistessero, le paghe minime, le ore di straordinario non retribuite, le sicurezze fatiscenti, in bar-ba ai diritti che una volta non c’erano e oggi, tranne poche eccezioni, sono solo sulla carta, perché i controlli sono pochi e spesso sono superficiali o di parte, anzi, in essi, si invitano i lavoratori a venire incontro alle esigenze del datore di lavoro, collaborando a lavorare di più senza pretendere di più. Mentre è giusta la presunzione di innocenza finché non si dimostri il contrario, visto che la maggior parte delle persone non è rea di misfatti, riguardo alla ricchezza direi che chi è straricco debba lui dimostrare che la sua abbondanza è onesta, visto che la ricchezza non è facilmente raggiungibile per la maggior parte delle persone, anche dotate. Mi domando ancora se è giusto e sensato che non ci debba essere un limite all’ACCUMULO. E’ dunque sensato che un essere umano si possa arricchire all’infinito, solo perché ci sa fare? Soprattutto se pensiamo che la democrazia è una conquista ardua ed è più facile che I SOLDI COMANDINO: con essi si comprano le armi per fare colpi di Stato, per eliminare i nemici, per comprare servizi e favori, per tenere buoni certi spiriti indomiti.
In Democrazia ogni potere si amministra a nome e in favore di tutti i cittadini, similmente ogni ricchezza, fatta salva l’autorealizzazione e quel limite di cui si diceva prima, deve essere vissuta ed amministrata a favore della società e dell’umanità. I DIRITTI DEL SINGOLO FINISCONO DOVE COMINCIANO QUELLI DEGLI ALTRI E DOVE IL NON SENSO E’ PALESE. Come non piace a nessuno la DITTATURA politica, non dovrebbe piacere a nessuno la dittatura economica di chi ha diritto di arricchirsi senza limiti.
31 dicembre 2007 GRAZIE BENAZIR Una volta Benazir Bhutto aveva detto: «Una nave in porto è al sicuro... ma non è per questo che le navi sono state costruite». Finchè ci sono persone come te, il significato del primo Natale si ripresenta a noi.
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