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4/9/2008 SPIRITUALITA' DELLA NATURASPIRITUALITA’ DELLA NATURA E’ perché sei nato piccolo che proteggi i piccoli e non brami la grandezza. E’ perché sei nato incapace di difenderti che ti prendi cura di chi è indifeso e rifiuti la prepotenza. E’ perché sei nato nudo che ti prendi cura di chi è nudo e non sopravvaluti il lusso. E’ perché sei nato affamato che ti prendi cura di chi ha fame e sete e rifiuti lo spreco. E’ perché sei nato debole che aiuti i deboli e non scegli la violenza. E’ perché non vuoi il tuo male, che non glielo auguri agli altri. E’ perché hai imparato dagli altri che insegni agli altri ciò che sai fare. E’ perché il tuo corpo non ti inganna che non inganni gli altri. E’ perché respiri gratis che dici no alla speculazione, all’usura, alla truffa, e dici si alla solidarietà, al volontariato, all’altruismo. E’ perché sei creatura che dici no ai privilegi e alle differenze sociali e dici si alla all’uguaglianza e alla fraternità. E’ perché hai bisogno degli altri, che dici no ai razzismi, agli egoismi, all’odio e dici si all’ospitalità, alla condivisione, alla conoscenza. E’ perché quando muori non ti porti via nulla, che dici no alle conquiste, all’accumulo indiscriminato e dici si alla semplicità, alla gratitudine, alla socialità. Sii come l’acqua: ristora chi ha sete, lava chi è sporco, vivifica chi è arido, leviga ciò che è spigoloso, scendi in basso, sii limpido e semplice. Sii come l’acqua: adattati con morbidezza al contenitore che ognuno possiede, senza perdere la tua identità; se ti contengono, fermati; se ti lasciano, apriti la strada. Fa tutto questo come l’acqua, semplicemente perché è acqua, non perché è supplicata. Sii vita per tutti come l’acqua, ma non uccidere nessuno annegandolo, perché sai bene che anche la tua furia può essere mortale. Sii come il fuoco: illumina il buio, scalda chi è gelido, cuoci ciò che è crudo. Sii come il fuoco: trasmetti la tua fiamma se non vuoi spegnerti, guarda verso l’alto per trovare nuovo ossigeno ed alimentarti. Fa tutto questo come il fuoco, semplicemente perché è fuoco, non perché è temuto. Accogli e scalda ogni vita come fa il calore del fuoco, ma non uccidere nessuno bruciandolo, perché sai bene che anche il tuo furore può essere letale. Sii come l’aria: libero e per tutti; al servizio di tutti senza essere visto, libero di essere al nord e al sud, nelle valli e in montagna: nel respiro di chi vive. Fa tutto questo come l’aria, semplicemente perché è aria, non perché è pensata. Sii vita per tutti come l’aria, ma non uccidere nessuno negandoti né infuriandoti, perché sai bene che anche il tuo soffiare può fare stermini. Sii come il sole: presente ogni giorno, concreto ogni giorno: luce e calore. Sii come il sole: abbi un raggio per tutti, buoni e cattivi, meritevoli o no; dai risalto a ognuno. Fa tutto questo come il sole, semplicemente perché è sole, non perché è stipendiato. Sii vita per tutti, ma non far male a nessuno accecandolo; sai bene che anche il tuo ardere ha bisogno del tramonto per non bruciare il ritmo di vita degli altri. Sii come il cielo: abbraccia l’infinito e contieni tutti; non escludere niente e non emarginare nessuno. Sii come il cielo: stellato nel buio, radioso di giorno. Fai spazio a tutti e dai voce a tutti: nel tuo vuoto trovano spazio e nel tuo silenzio possono ascoltarsi. Fa tutto questo come il cielo, semplicemente perché è cielo e non perché è adorato. Sii vita per tutti e non spaventare nessuno, perché sai bene che il viaggio dell’uomo aspetta l’abbraccio e aspetta l’incontro. E’ perché hai ricevuto che devi dare. E’ perché hai ricevuto gratis che devi dare gratis. E’ perché hai ricevuto tanto che devi dare tanto. E’ perché hai ricevuto te stesso che devi dare te stesso. E’ perché non hai portato nulla al mondo, che non puoi dire: “questo è mio”. E’ perché non ti porterai nulla con te, morendo, che non puoi dire: “questo è mio”. E’ perché non ti sei fatto da te che non puoi vantarti. E’ perché non ti sei scelto che non puoi esaltarti. E’ perché sei creatura che non sei superiore agli altri. Non sei fatto per te, altrimenti resteresti solo e moriresti presto. L’unione fa la forza del branco, ma non sei fatto per il branco, può il 100 prevalere sul 10 quando l’infinito non appartiene a nessuno? Non sei fatto per te; non sei fatto per il branco; non sei fatto per un gruppo. Nessuno si è fatto da se e nessuno ha comprato se stesso, perciò nessuno si appartiene. Sei fatto per il tutto e non per alcuni, perciò non puoi escludere nessuno e nessuno puoi emarginare. Sei fatto per tutti e il tutto è fatto per te, ma niente ti appartiene e neppure tu ti appartieni. Tutti sono fatti per il tutto, perciò non puoi dire che è tuo quello che appartiene anche agli altri. Dimentica la parola “possesso” se davvero hai capito la gratuità della vita. Se sei luce essa si vede; se sei sale darai sapore; se sei acqua molti si disseteranno e si laveranno; poiché ogni albero si riconosce dai frutti ed ogni tragitto dal suo percorso. Questa è la mia via, il mio modo di essere, la mia coerenza. Nessuna spiritualità, nessuna religiosità, nessuna ideologia, nessuna civiltà potrà dichiararsi genuina e, quindi, durare, se prima non viene vissuto, spontaneamente, questo mio modo di essere naturale. Un violento, razzista, egoista, dedito a esaltare se stesso, agirà di conseguenza qualunque sia la società, il ruolo, l’area geografica e l’epoca storica in cui vive. Non saranno le norme scritte: giuridiche, morali, religiose, divine, che cambieranno l’animo di una persona, qualunque titolo o incarico egli abbia, anche il più nobile. Se tu vivrai tutti i giorni, questo che ti ho detto, capirai che non stai facendo nulla di straordinario, capirai che sei semplicemente “naturale”, che sei semplicemente te stesso, senza, per questo, considerarti giusto, santo, elogiabile. 4/1/2008 LEZIONI DELLA NATURA LEZIONI DELLA NATURA 1° Lezione Seduto per terra, ai piedi di un grosso albero che mi offriva la frescura della sua ombra, ero assorto nei miei pensieri che vagavano nei ricordi dell’infanzia. Gli uccelli cinguettavano giocando a rincorrersi, i moscerini danzavano leggeri, messi in evidenza dai raggi del sole, le formiche, una dietro l’altra, erano intente a cercar qualcosa… Ero in mezzo alla Natura, ed essa sembrava ristorare tutti i miei sensi con i suoi odori, i suoni, i colori, le forme delle varie creature; infine sembrò che lei stessa, intrufolandosi dolcemente nei miei pensieri, cominciasse a parlare: “Osserva: OGNI COSA NASCE PICCOLA, FRAGILE, INDIFESA. Tutto ciò che ha vita nasce piccolo, debole e indifeso. Anch’io, nei primi istanti di vita, ero così piccola da stare nella mano di un bambino, mentre oggi mi espando ad una velocità che per te è inimmaginabile e che sempre aumenta. Persona, animale, pianta, nessuna diventerebbe adulta se chi, essendo già grande e più forte se ne approfittasse per distruggerla, o se qualcuno non si prendesse cura di lei per proteggerla. Senza l’aiuto, la protezione e l’esperienza degli adulti è pressoché impossibile che un essere vivente giunga all’età adulta”. Era primavera e, alzandomi, non mi fu difficile constatare la tenerezza e la fragilità dei nuovi germogli in molti alberi. Li guardavo con la stessa meraviglia di chi guarda un bambino di pochi giorni e allo stesso tempo con la coscienza di sapere quanto fosse facile staccarli, schiacciarli e distruggerli. In quel momento capii che, non proteggere il piccolo, così piccolo da essere debole e indifeso, è rinnegare le proprie origini, è contraddire la vita come sin qui si è tra-smessa ed evoluta, è come aver vergogna dei propri genitori e dell’umile casa dove si è nati. Il pensiero andò a tutti quei deboli e indifesi “adulti” che lungo la storia umana sono stati disprezzati, derisi, ignorati, rifiutati, sfruttati, oppressi da chi era più forte, più potente, più sano, più ricco, più fortunato. Ho pensato ai dittatori, ai padri e ai mariti padroni, ai violenti d’ogni ceto e cultura, agli scaltri e imbroglioni che sono giunti all’età adulta perché, quando erano piccoli e deboli, nessuno ha inveito su di loro a tal punto da eliminarli dalla faccia della ter-ra. Il loro comportamento contraddice le loro origini! Usano la forza, eppure sono nati deboli. Si vantano del potere che hanno di sterminare gli altri, eppure anche la loro vita è stata nelle mani degli altri. E’ contraddittorio proclamare la forza quando si è nati deboli, vantarsi della potenza quando si è nati fragili; soprattutto noi, umani, che abbiamo avuto bisogno vari anni prima di sentirci in grado di essere autonomi. E’ rinnegare come si è nati! E’ rinnegare come si è cresciuti! Tornai a sedermi, assorto, e mi sembrò che a farmi ombra, stavolta, era una strana tristezza. Alla memoria si fecero presenti scene viste o udite: di ragazzi, che sceglievano ciò che li faceva vincere, di adolescenti che deridevano un portatore di handicap, di imbroglioni che raggiravano anziani, di usurai che spolpavano chi si trovava in necessità, di sciacalli che invece di cercare i superstiti in un terremoto o in un disastro, cercavano ciò che potevano portar via per sé. Alla memoria si fecero presenti altre scene: di operai mal pagati perché privi di alternative, di ragazze povere costrette a prostituirsi, di bambini obbligati a lavorare o a fare la guerra, di servi e schiavi trattati peggio di cani rabbiosi, di donne umiliate e violentate, di tanta gente da tenere a distanza perché considerata di razza inferiore o di cultura non gradita. Il tempo trascorse e non so dire quanto ne passò, assorto nella triste constatazione che ogni tipo di debolezza: del piccolo o dell’anziano, del malato o del povero, del debole o dell’indifeso fosse una occasione per approfittarsene degli altri. Quando riascoltai i miei pensieri, presi coscienza che mi ero assopito. Quel risveglio, però, mi ripropose la stessa lezione: Anche nel sonno, infatti, noi siamo impotenti. Una debolezza vissuta, per esigenza, ogni notte, quasi la natura volesse ricordarci che l’essere indifesi fa parte di noi proprio quando abbiamo bisogno di riposarci, di ritemprarci, di staccare la spina; e noi, addormentandoci, proclamiamo la nostra debolezza, affidando la nostra vita a chi, attorno a noi, rimane sveglio e riposato. Mentre tornavo a casa, ero pervaso dalla condizione di tutto ciò che esiste: creature costantemente bisognose di aria, acqua, alimento, ambiente favorevole. Pensavo che rifiutare, ai piccoli e ai deboli, la protezione, l’aiuto, la comprensione e la condivisione… è come togliere l’aria a chi, per continuare a vivere, deve respirare. Mi resi conto che dare a chi non ha dovrebbe essere una azione spontanea come il respirare. 3/29/2008 Tornare alle qualità naturaliNON PENSAVO Non pensavo che io dovessi essere come l’aria: non si vede, ma può essere respirata da tutti. Non pensavo che io dovessi essere come l’acqua: non ha una sua forma, ma prende quella del vaso che ognuno possiede. Ora so perché devo essere trasparente come l’aria: così potrà passare liberamente la luce del giorno. Ora so perché devo essere senza forma come l’acqua: così potrà bere liberamente ognuno nel suo bicchiere. Scrissi questa canzone anni fa per descrivere l’atteggiamento che trovavo giusto nella relazione con gli altri. In questi giorni leggendo Il Libro del Tao Tê Ching, mi ci sono ritrovato in pieno. Opera di Lao-tse, nato intorno al 570 a. C. è considerata come una delle vette del pensiero cinese. Tao è uno stile di vita, la via maestra che si riflette sia nel macrocosmo (l'organizzazione perfetta dell'universo) che nel microcosmo (stile di vita di ognuno di noi, l'arte di compiere ogni attività). Così è scritto nel capitolo “Tornare alle qualità naturali”: "Il sommo bene è come l'acqua: l'acqua ben giova alle creature e non contende, resta nel posto che gli uomini disdegnano (Gli uomini detestano i luoghi bassi, umidi, sporchi, impuri: solo l’acqua vi permane scorrendo tranquillamente ). Per questo è quasi simile al Tao. Nel ristare si adatta al terreno, nel volere s'adatta all'abisso (L’acqua sprofonda nel cavo e nel vuoto) nel donare s'adatta alla carità (Le creature desiderano l’acqua per vivere. Essa dà al vuoto, non al pieno) nel dire s'adatta alla sincerità (Nell’acqua le immagini sono riflesse) nel correggere s'adatta all'ordine (L’acqua lava e leviga) nel servire s'adatta alla capacità (È capace di essere quadrata o rotonda, storta o dritta, a seconda delle forme) nel muoversi s'adatta alle stagioni (D’estate si scioglie, d’inverno si raggela) Proprio perché non contende (Se l’ostacoli s’arresta, se la liberi fluisce. Obbedisce e fa come vogliono gli altri) non viene trovata in colpa". Tao Tê Cing, VIII, Tornare alle qualità naturali 6/5/2007 Essere come lei
19 marzo 2008 Perchè esisstono i poveri e perchè esistono i ricchi
PERCHÉ ESISTONO I POVERI E PERCHÉ ESISTONO I RICCHI? Perché hanno avuto sfortuna i primi e fortuna i secondi? Per destino? Perché i poveri sono sfaticati mentre i ricchi sono più scaltri? Forse un pizzico di queste motivazioni sono vere, ma la vera ragione è un’altra. Se tratto questo tema non è per semplice solidarietà con i poveri o per antipatia verso i ricchi, ma sempli-cemente perché, avendo parlato di diritti umani, molti di essi sono sacrificati proprio dall’economia.
Chi, pur avendo la fortuna di lavorare ha un salario ingiusto, cioè misero o in-sufficiente, non solo non potrà permettersi il lusso di costruirsi una casa, ma neppure di pagare un affitto, finendo spesso in catapecchie fredde d’inverno e calde d’estate, che minano la salute di tutta la famiglia, soprattutto quella dei bambini. La povertà non dà possibilità di accedere a dei servizi culturali e chiude la famiglia in problemi così grandi che anche il rapporto di coppia, per durare, deve gridare al miracolo. I diritti alla salute, alla casa, alla cultura, a realizzare se stessi, a costruirsi una famiglia, se ne vanno tutti in fumo, solo perché è venuto meno un diritto, quello al giusto salario.
Se alcuni sono pagati pochi spiccioli, altri con il minimo con-sentito dallo Stato, mentre altri hanno la possibilità e la libertà di scegliere la loro parcella professionale e altri ancora quasi non hanno prezzo, tanto valgono, è normale che il risultato finale è diverso: povertà da una parte, agiatezza nel mezzo, ricchezza dall’altra. Se ognuno ha dei diritti fondamentali ed uguali a tutte le altre persone, ebbene può goderli e raggiungerli solo se, oltre all’impegno ha anche le possibilità e-conomiche. Lo stipendio, il salario, il guadagno minimo deve permettergli di mantenere una famiglia, di potersi fare una casa e di poter viaggiare e conosce-re altri popoli. Invece, nella maggior parte dei casi basta per alcuni a non morire di fame, per altri a farsi una casa dopo tutta una vita di sacrifici, per altri a non pretendere troppo dalla vita.
C’è una DIGNITA’ che ogni lavoratore ha e che il suo salario non sta dimostrando. C’è una UGUAGLIANZA che i lavoratori hanno e che la differenza, anche sproporzionata, tra salari, non sta dimostrando. Se un di più deve esistere per chi ha motivi per meritarsi di più, questo non deve prescindere da un minimo dignitoso per tutti che non è quello che PER LEGGE oggi esiste.
E’ il caso di rivedere i criteri su cui ci si basa per stabilire i salari di un qualsiasi operaio che svolga bene il suo lavoro, basato sul permettergli di vivere una vita dignitosa, cioè non povera, non stentata, non incapace di pagare un affitto, di mantenere una famiglia, di far studiare i figli. Non è solo nel terzo mondo, ma anche in Italia, specialmente nel sud, che i datori di lavoro si sentono “benefattori” e come tali vogliono essere trattati, per il solo fatto che danno lavoro. Non sono tutti così, ma molti si sentono giusti perché danno il “minimo sindacale”, però non chiedono il minimo sul lavoro. Di-cono: “Ti posso dare questo, se non ti sta bene cerca altrove”; sapendo che ce ne sono tanti che aspettano dietro la porta. Gli incentivi, i premi produzione, i corsi di aggiornamento sono cose dell’altro mondo. Si parla della libera concorrenza, del libero commercio, della libera imprendito-rialità e del libero saperci fare, e si trascurano, come se non esistessero, le paghe minime, le ore di straordinario non retribuite, le sicurezze fatiscenti, in bar-ba ai diritti che una volta non c’erano e oggi, tranne poche eccezioni, sono solo sulla carta, perché i controlli sono pochi e spesso sono superficiali o di parte, anzi, in essi, si invitano i lavoratori a venire incontro alle esigenze del datore di lavoro, collaborando a lavorare di più senza pretendere di più. Mentre è giusta la presunzione di innocenza finché non si dimostri il contrario, visto che la maggior parte delle persone non è rea di misfatti, riguardo alla ricchezza direi che chi è straricco debba lui dimostrare che la sua abbondanza è onesta, visto che la ricchezza non è facilmente raggiungibile per la maggior parte delle persone, anche dotate. Mi domando ancora se è giusto e sensato che non ci debba essere un limite all’ACCUMULO. E’ dunque sensato che un essere umano si possa arricchire all’infinito, solo perché ci sa fare? Soprattutto se pensiamo che la democrazia è una conquista ardua ed è più facile che I SOLDI COMANDINO: con essi si comprano le armi per fare colpi di Stato, per eliminare i nemici, per comprare servizi e favori, per tenere buoni certi spiriti indomiti.
In Democrazia ogni potere si amministra a nome e in favore di tutti i cittadini, similmente ogni ricchezza, fatta salva l’autorealizzazione e quel limite di cui si diceva prima, deve essere vissuta ed amministrata a favore della società e dell’umanità. I DIRITTI DEL SINGOLO FINISCONO DOVE COMINCIANO QUELLI DEGLI ALTRI E DOVE IL NON SENSO E’ PALESE. Come non piace a nessuno la DITTATURA politica, non dovrebbe piacere a nessuno la dittatura economica di chi ha diritto di arricchirsi senza limiti.
31 dicembre 2007 GRAZIE BENAZIR Una volta Benazir Bhutto aveva detto: «Una nave in porto è al sicuro... ma non è per questo che le navi sono state costruite». Finchè ci sono persone come te, il significato del primo Natale si ripresenta a noi.
5/22/2007 Amore? Ma di che si parla?Credevo che
l’amore fosse un sentimento che si ha verso i genitori o le persone
care. Credevo che l’amore fosse un’emozione che si prova quando ci si innamora. Credevo che l’amore fosse una virtù da praticare, spronati dalla propria fede. Pure si tradisce "per amore" e si uccide la persona amata, perchè "senza di lei non si poteva vivere"... Quando possiamo pronunciare la parola AMORE, senza sentire di essere Bugiardi? 4/7/2007 BUONA PASQUA6 APRILE 2007 LE COSE CHE HO LETTO: “Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l`altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. Un ospite di passaggio arrivò dall`uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame per preparare una vivanda al viaggiatore, portò via la pecora dell`uomo povero e ne preparò una vivanda per l`ospite venuto da lui”. “Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto dell’erba; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidare con i piedi quella che resta. Le altre pecore devono brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidato. Avete spinto con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna le più deboli fino a cacciarle e disperderle”. ”La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”. “C`era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe”. LE COSE CHE HO UDITO: “Ho fatto un lavoro ( montare zanzariere e tende ) a uno che mi conosceva sin da piccolo, si era fatta una casa nuova e mi ha fatto fare le finestre. Finito il lavoro,non mi paga, mi dice di aver pazienza e di aspettare un mese, alla scadenza del quale ancora un poco e poi ancora, quasi seccato per le richieste. Infine l’assegno postdatato”. “Dove lavoro sono messo in regola, ma lavoriamo più ore di quelle che risultano in busta paga. Se si lavora meno ore esse vengono detratte, se si fanno ore in più esse non vengono pagate. Ferie poche e quelle non godute non sono pagate”. Noi non arriviamo a fine mese, ma loro costruiscono case e le vendono. Si sentono benedetti da Dio o dalla sorte”. Pagare male, pagare tardi, non pagare affatto, truffare… tanto, il sole sorge anche per loro ogni mattina, anzi, soprattutto per loro, e se piove, l’acqua non bagna le loro teste. Tanto, la benedizione la ricevono anche loro in Chiesa, assieme agli altri. Tanto, leggi dello Stato e Comandamenti religiosi sono tutte lettere morte, la pratica e tutt’altra cosa. La vera storia è questa! Scrivo questo un Venerdì Santo, nel giorno dedicato all’unico Essere che ha dato la sua vita ( non pochi spiccioli, non il superfluo, neppure tutti i suoi beni ) PER GLI ALTRI. La sua è tutta un’altra logica rispetto a quella che da sempre, i furbi ed i ricchi, sono orgogliosi di seguire. Le due logiche non hanno niente in comune! PASQUA: VITA NUOVA. Se c’è si vede! Nel pascolare insieme e bere la stessa acqua, nel condividere fortune e sfortune, nel condividere il viaggio della vita… IL SENSO DELLA VITA. BUONA PASQUA!!! 7/14/2006 COSE DA INNAMORATI3 Gennaio 2007COSE DA INNAMORATI
Ripeto il tuo nome mille volte al giorno. Ti cerco dappertutto e in ogni cosa ti incontro. Cammino per il mondo e lo guardo con te, in ogni cosa che vedo ci sei sempre tu.
Non mi sento più solo perché tu sei con me, sei in me più di me. Io mi cerco in te e ti incontro in me, come un dono immenso che non merito mai. Se ti lascio un istante non capisco più nulla, allora cerco il tuo volto, la tua presenza, e questo mi basta.
Questo amore mi riempie e non mi lascia mai, questo amore mi trasforma e ogni istante mi fa nuovo. Sono innamorato e non riesco più a dire quello che sento dentro di me.
Nella vita abbiamo bisogno di molte cose: aria, acqua, luce, cibo, vestiti… sentirci considerati, apprezzati, voluti, desiderati, amati…
Quando ci si innamora veramente, cioè quando si è capaci di uscire da sé per incontrare l’altro, quando si è capaci di comprendere l’altro e di desiderare il suo bene, quando si è capaci di fare qualsiasi sacrificio per stare con l’altro, per condividere l’esistenza con l’altro… si fa l’esperienza più travolgente e spirituale della vita. Si vive per l’altro. Si vive l’altro dentro di sé. Si guarda, si ascolta, si tocca, si sente …sempre con l’altro e per l’altro e la natura diventa linguaggio per esprimere i sentimenti, con le sue scenografie, con i suoi colori, con le sue forme…
Il cielo infinito, lo splendore del sole, la nebbia avvolgente, la pioggia incantatrice, la luna amica silenziosa, il canto delle cascate, il fischio dei venti, la voce degli animali. I colori e le note che insieme danzano, cambiando vestito ogni momento.
Tutto diventa dialogo d’amore, espressione d’amore, mentre la persona amata diventa per chi ama: aria, acqua, luce, cibo, sorriso, canzone… gioia di vivere
2 Gennaio 2007In questi giorni, c’è stata l’occasione di assistere a una varietà di opinioni a proposito, per esempio, del caso Welby o dell’impiccagione di Saddam.
Mentre scrivo noto che entrambi gli episodi hanno fatto riflettere sulla decisione di dare la morte a un’altra persona, chiesta da lui come nel caso di Welby o perché condannato, come nel caso di Saddam. “Nessuno tocchi Caino”, espressione Biblica quantomeno di un paio di millenni, poiché chi l’ha scritta non era certo contemporaneo di Caino ed Abele, ma di una grandiosità civile ed etica che sorprende, visto che millenni dopo, noi, non siamo più evoluti in questo argomento che non riguarda la fisica o la chimica o un’altra disciplina del nostro progresso. Certo, la frase “Nessuno Tocchi Caino” è messa sulla bocca di Dio, quasi a far capire la difficoltà umana a non uccidere un assassino… è più facile che la dica Dio e quasi lo imponga come un comandamento. Se Caino è un assassino perché ha ucciso la vita di suo fratello Abele, altrettanto assassino è chi uccide la vita di Caino. E’ più spontaneo pensare ed agire secondo l’occhio per occhio, dente per dente… vita per vita, ma sarebbe un’auto sterminio di massa, proviamo a pensarci tutte le volte che sbagliamo. Invece siamo esperti ad usare due metri e due misure, una molto comprensiva verso di noi e le persone a noi care o simpatiche, l’altra verso gli altri, specialmente se rivali o nemici. Basta poi presentare il nemico come diabolico, funesto e pericolosissimo, per suscitare tutto l’odio necessario per inveire e con gran soddisfazione sentire pure di aver fatto il proprio dovere. Caino è un assassino, non è un santo ma un uomo normale come quei tanti che in nome della legge, o, dittatori, in nome del bene della nazione, fanno piazza pulita di tanti esseri umani. Di fatto uccidono entrambi, anche se le motivazioni sono diverse… ma quel che conta è il risultato finale: la morte. Che la vita umana, di fatto, vale meno del progresso e della propria realizzazione lo si vede ogni giorno, non solo perché si uccide anche per pochi euro, perché si calpestano o semplicemente non si guardano i diritti e le esigenze degli altri. Questo lo fanno non solo le multinazionali che se ne fregano dell’inquinamento pensando solo alle loro entrate, ma succede nella vita quotidiana nel come ci trattiamo, ci giudichiamo, ci usiamo. Fra un’ideale “nessuno tocchi Caino”, che detto in altri termini significa: ”ama la vita, anche dell’assassino” e un pratico pensare ai cavoli propri o agli interessi di parte o di partito, e perché no, di religione, ci mettiamo a parlare degli ammalati cronici, delle malattie che fanno gridare dal dolore, dei casi che veramente fanno prima vivere da disperati e poi morire disperati. E’ bene che se ne parli e che si prenda coscienza di quanta sofferenza c’è negli esseri umani, spesso sbrigativamente scansata, sottovalutata e non compresa. Per dare la morte, andiamoci piano, che sia un assassino, un ammalato, un invalido, un anziano, un bambino, un debole. Fra i diritti di ogni essere umano c’è anche quello di non essere torturato, resta da comprendere quando un protocollo medico, più che promuovere la vita e la dignità, impedendo la naturale morte, ne allunga il calvario. 25 ottobre 2006CERCASI AMICO DEL CUORE |
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Sono molte le persone che hanno bisogno di una divisa per sentirsi qualcuno;
dentro di essa si sentono speciali, scelte, piene di potere, di dignità… alcune,
piene di bellezza, di simpatia, di bravura… altre.
La divisa esprime molto bene il loro animo e il loro modo di trattare gli altri.
Come si fanno rispettare! Come si fanno obbedire!
Come si fanno ammirare, acclamare, applaudire ed osannare!
La laurea, la carica, il posto di responsabilità… sono un privilegio
che pongono alcuni nella crema della società.
Meritevoli o no, c’e tanta voglia di apparire, di essere importanti,
rispetto alla massa anonima e priva di valore.
I giovani e soprattutto i ragazzi hanno bisogno di un vestito alla moda,
dentro il quale sentirsi come gli altri,
dentro il quale non sentirsi diversi e quindi esclusi.
Mentre gli adulti preferiscono un vestito particolare, unico,
con il quale distinguersi dagli altri, possibilmente in meglio.
Quando ci relazioniamo con gli altri,
siamo abituati a considerarli per il titolo che possiedono,
o per il posto che occupano nella società.
Così noi trattiamo con il Dottore, con l’Avvocato, con l’Onorevole,
col Monsignore, con sua Eccellenza reverendissima…
Anche nella vita di tutti i giorni parliamo con l’impiegato,
con il cameriere, con il barista, con il vicino di casa…
Difficilmente siamo capaci di andare al di là degli incarichi
per incontrare la persona e comprenderla come tale.
D’altra parte, chi ha un titolo, una responsabilità o un posto,
difficilmente si fa trattare più da persona che da titolare.
Ha fatto tanti sacrifici ed ha chiesto buone raccomandazioni
per arrivare a conquistare una posizione,
raggiunta la quale finalmente può dire agli altri cosa fare,
è degno di ammirazione e di rispetto
a tal punto che in certe occasioni ammonisce: “lei non sa chi sono io!”.
Anche nella famiglia, dopo molti anni che si sta insieme,
spesso succede che non ci si comprende, o peggio, non ci si conosce.
Anche lì, infatti, la relazione con il papà e la mamma è con il loro ruolo:
lavorare, mantenere la famiglia, pulire, far da mangiare…
Stessa cosa può avvenire tra marito e moglie, che hanno i loro doveri coniugali
e con i figli, quando sono usati dalle aspirazioni dei genitori.
Pure nella cerchia più intima i fidanzati hanno i loro ruoli
e gli amici, se sono tali, devono comportarsi in un certo modo.
Raramente si vede nell’altra persona una creatura
che ha idee, sentimenti e un vissuto che sentirebbe più leggero
se avesse la possibilità di essere compresa come amica.
Esistere è il Dono di essere presente,
e ogni cosa, esistendo, fa un solo regalo, quello della propria Presenza.
L’amicizia è l’esperienza del dono disinteressato e reciproco di questa presenza.
Il cuore dell’amico diventa la nostra casa, mentre il nostro finisce di sentirsi solo proprio perché è pieno della sua presenza.
Quando l’amicizia non è “interessata, fa fare l’esperienza più bella e profonda della vita, molto di più dell’innamoramento, che esclude gli altri per ridursi a due, e che in ogni caso senza vera amicizia diventa esso pure un’utopia.
L’uomo è un essere sociale e come tale è fatto per la relazione,
Nella relazione egli ha l’opportunità di scoprire sia se stesso che gli altri,
venendo a conoscenza di quello che è capace di fare e di sentire per loro.
E’ nei riguardi degli altri che vivrà l’altruismo o l’egoismo,
la compagnia o l’isolamento, l’invidia, la gelosia, l’inganno… o l’opposto.
L’unica relazione degna dell’essere umano
è quella che nasce da un cuore che sa amare disinteressatamente.
E’ una relazione che si può definire creaturale,
che porta ad amare l’altro solamente perché questi esiste,
non per quello che fa o pensa, non per le qualità che ha, né per la sua fede,
ma solamente perché è creatura come lui.
Di solito le persone si sentono molto amiche e pensano che a unirle
sia il fatto che hanno gli stessi interessi, gli stessi gusti,
le stesse esperienze, le stesse idee, gli stessi sentimenti…
e succede che cambiando interessi, esperienze… o anche solo paese,
finisce l’intesa e nasce l’indifferenza.
Invece chi ama un altro come creatura,
sa che è una persona unica, misteriosa, libera, sempre in crescita;
per questo con la delicatezza e la sensibilità di chi ci tiene,
non sarà mai assente, anche se lontano,
e mai cesserà di desiderare il bene totale dell’altro, anche se cambia.
E’ possibile una relazione così?
Eppure è l’unica che si merita la definizione di “umana”.
L’amicizia è la realtà più bella della vita,
essa nasce spontanea tra alcuni esseri viventi, mentre è difficile con altri,
si dà non solo tra le persone ma anche tra animali, e tra questi e l’uomo.
E’ incredibile la festa che un cane fa al suo amico-padrone,
come sia deciso ad affrontare il pericolo per salvarlo da esso,
come stia triste e lo cerchi quando il suo amico è assente o muore.
Pensi che il cane faccia tutto questo perché riceve cibo?
Quello che li lega va ben aldilà delle parole,
perché esiste un linguaggio e un’intesa fatta di gesti, di sguardi,
di complicità, di simpatia, di un’attrazione misteriosa e piacevole…
Se ciò è possibile con gli animali, tanto più tra gli esseri umani,
anche se fra loro ci possono essere molte realtà che ostacolano l’amicizia:
sono le mille cose che occupano altrove il loro tempo,
la loro attenzione e soprattutto il loro cuore.
Mentre l’amicizia respira solo l’aria pura di un cuore sereno,
disinteressato e presente, tutto intero, nel momento che si sta insieme.
L’amicizia fa vivere l’altro in se stessi, perché si ama quello che l’altro è e fa.
Per questo piace come l’altro è fatto, come pensa, come si veste, come si muove,
e si sta bene in sua compagnia da non stancarsi mai.
Con l’amico si può parlare di tutto, con la massima confidenza,
dagli argomenti più privati ai desideri più grandi, ai progetti per il futuro.
Tra amici, tutto questo si dà spontaneamente.
E’ l’amicizia che fa dono delle sue realtà a coloro che la vivono,
facendoli sentire come una fontana dalla quale sgorga, abbondante,
un’acqua fresca e buonissima che non è frutto della fontana,
ma di una Sorgente infinita che li nutre, li disseta, li lava, li vivifica…
Come una pianta ha bisogno del suo habitat per crescere rigogliosa e fiorire,
così pure l’amicizia non prospera se non a precise condizioni,
prime fra tutte la semplicità e l’altruismo.
L’amore di amicizia è così grande e radicale, così profondo e totale,
che il suo tradimento causa il dolore e la delusione più grandi.
Viceversa, la sua fedeltà nel tempo, nonostante le prove e le difficoltà,
è il regalo più bello che la vita possa farci.
Quando ho tempo passo da un blog a un altro, da un space all’altro.
Che si abbia 13 anni o 25, o 40 anni o più; che uno sia single o fidanzato o sposato, che abbia fede o non ce l’abbia per niente, che sia felice o pieno di complessi, quasi tutti e sottolineo il QUASI, citano una canzone d’amore, una poesia d’amore, un desiderio d’amore.
Sacro o profano tutti ce l’hanno sulla bocca, desiderando un essere in carne e ossa.
Mi manchi, ho nostalgia di te, ti desidero, senza te la mia vita non è la stessa… sembra che non abbia senso, che diventi monotona, grigia…
Penso sempre a te. Pensare a te mi dà tante emozioni, tanti sentimenti, tanta voglia di vivere…
A 10 anni, a 50 o a100 anni: viva l’amore! Ma di che stiamo parlando?
Di qualcuno che si prenda cura di noi o di qualcos’altro, di qualcuno che ci apprezzi senza usarci?
Di qualcuno che apprezziamo e sentiamo importante da dedicargli la nostra vita aldilà di come si comporta o a seconda di come si comporta?
Io amo tizio e lo vorrei gridare ai quattro venti! Ma chi se ne frega!
Io vorrei scrivere quello che sento dentro di me, le mie foto, le mie canzoni… ma chi ti calcola?
Buoni! buoni! Non sono disfattista! Per fortuna nessuno ha il monopolio di ciò che chiamiamo AMORE, perciò ognuno ne può parlare come crede e dove vuole!
Ma visto che nessuno ne può fare a meno, fisicamente, psicologicamente, spiritualmente, lasciatemi dire che non è solo un affare privato, come pure non è un affare filantropico o spirituale.
Ne va della nostra essenza, senza il quale o siamo felici o no, o ci sentiamo soli o no, o ci sentiamo calcolati o no.
Invito tutti quelli che non credono all’amore a protestare ogni volta che poeti, cantanti, religiosi e quant’altro vengono citati nei loro spaces. Mentre invito tutti quelli che sentono di amare, a capire e a spiegare agli altri quello che stanno vivendo. Perché se l’amore fosse un affare solo privato e non sociale, dovremmo smetterla di riempire spazi letti da tutti.
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E’ spontaneo cercare un parente di cui si sono perse le tracce. Gocciolina è un nome e se non piace può essere cambiato, poiché si tratta di un modo di essere, di pensare, di agire, è uno stile di vita che uno sente di avere, ma poiché è in controtendenza con quello che si vede in giro nella vita di tutti i giorni, in qualunque ambito, sia sacro che profano, sia politico che religioso, sia pubblico che privato, allora, proprio per non sembrare un marziano abbandonato sulla terra e con la nostalgia del suo pianeta, proprio per questo il “GOCCIOLINE CERCASI” è un segnale inviato dal cuore ad altre esistenze che possano recepire la stessa lunghezza d’onda, con la speranza che esistano e rispondano, mandando un segnale di ritorno. (Mi scuso anticipatamente con le altre lunghezze d’onda, o con chi la pensa diversamente, il mondo è vario e lo so bene, se poi ritengono che, facendo parte dello stesso mondo, siamo soggetti alle stesse leggi di madre natura, che vorremmo scoprire e commentare insieme, allora si accettano tutti i tipi di interventi e in qualunque forma, tranne quello di mandare a quel paese gli altri perché la pensano diversamente, non per nulla , ma perché già a quel paese ci stiamo). SINTESI DI QUELLO CHE PENSANO LE GOCCIOLINE Ogni scienza ci propina le sue scoperte teorizzando ciò che ha imparato dalla natura, studiando il suo comportamento, tanto che un asserto è scientifico se è riproducibile e verificabile. Anch’io voglio guardare la natura per capirci qualcosa di ciò che chiamiamo "esistenza", senza mangiarmi il cibo già cotto e confezionato dalle culture, religioni, ideologie, mode e quant’altro. OSSERVO CHE: 1) OGNI COSA NASCE DA ALTRI. Persone, animali, piante, avvenimenti, sono frutto o risultato di qualcuno o qualcosa che li ha preceduti. Poiché nessuno si è fatto da se, poiché nessuno, rispetto agli altri, è nato in modo diverso, poiché nessuno si è scelto e nessuno ha fatto qualcosa per meritare di esistere, di ricevere cellule, organi, capacità, talenti… ne consegue che tutti siamo creature e quindi che nessuno è superiore agli altri. 2) OGNI COSA NASCE PICCOLA, FRAGILE, INDIFESA. Persona, animale, pianta, nessuna diventerebbe adulta se chi, essendo più grande e più forte se ne approfittasse per distruggerla, o se qualcuno non si prendesse cura di lei per proteggerla. Poiché tutti coloro che sono adulti non possono dire di essere ancora vivi sol perché l’hanno scampata alla violenza di un adulto, ne consegue che non è la violenza, né la legge del più forte quella che regola e promuove la vita e l’evoluzione. 3) OGNI COSA CHE VIVE SI NUTRE DI ALTRE COSE. Non solo le persone, gli animali, i vegetali, ma tutto ciò che è vivo a livello cellulare e anche più piccolo, finché vive si nutre. Poiché non c’è vita senza mangiare gli altri e ogni vita ha bisogno di altre vite, ne consegue che non solo non si nasce senza gli altri, ma non si vive senza gli altri. Detto ciò mi chiedo se gli altri sono solo prede da mangiare, da sfruttare, da usare. Mi chiedo se è normale, dopo che una vita si sviluppa e si evolve, che essa pensi a se stessa e sfrutti il resto. OSSERVO che in natura è vero che il predatore, forte o grande o astuto, mangia la sua preda, spesso più debole, piccola o ingenua. Ma osservo pure che i grandi dinosauri sono spariti e le piccole formiche ancora sopravvivono; osservo pure che microbi e batteri, instaurando una malattia possono distruggere un gigante pieno di vita. OSSERVO che il forte ed il potente dominano e schiacciano il debole, lo schiavizzano e lo fanno fuori, ma osservo pure che l’unione fa la forza dei deboli, come tanti granelli di sabbia, unitesi in tempesta del deserto, sono capaci di seppellire un cammello; similmente osservo come la divisione fà la debolezza dei forti. OSSERVO che in natura il grande è costituito da ciò che è piccolo, il visibile da ciò che è invisibile, che ogni vita ha le sue astuzie per difendersi e continuare a vivere. OSSERVO che abbiamo ricevuto non solo gli occhi, ma anche la vista, non solo lo stomaco, ma anche la digestione, non solo il cervello, ma anche la sua sconfinata ricerca. OSSERVO che la natura non solo non ci fa mancare l’aria per respirare, ma neppure il necessario affinché ogni cosa che vive si alimenti e si realizzi fiorendo e fruttificando. Nonostante terremoti, inondazioni e disastri, la vita continua e spesso proprio là dove aveva prevalso la distruzione. OSSERVO che la natura ci fa trovati “fatti” e che costruisce silenziosamente le vie su cui cammina la nostra evoluzione. Per tutti questi motivi ritengo che la GRATUITA’, cioè il GRATIS che la natura ci sbatte in faccia ogni giorno, per scuoterci dal nostro arraffare, impossessarsi, imbrogliare… Sia la LEGGE universale che la natura ha come suo modo di essere e di agire, a tutti i livelli del suo sviluppo, e dia il SENSO all’esistenza. Detto ciò, attraverso questo punto di vista la Gocciolina guarda il politico e il sociale, il pubblico ed il privato, il sacro ed il profano per misurarne e valutarne il grado di autenticità a seconda della rispondenza con la legge della GRATUITA. |
L’acqua sazia la sete, ma essa può causare la morte annegandoci.
Il fuoco protegge dal freddo, ma esso può uccidere bruciandoci.
Il cibo nutre, ma esso può rendere obeso il nostro corpo.
Una lezione che la vita ci fa è la giusta misura per ogni cosa.
Colui che non ha fame non potrà mangiare, chi non ha sete non potrà bere,
chi non riesce ad eccitarsi non potrà fare l’amore.
Non basta vivere, occorre anche avere il senso della vita;
non basta l’organo, ma anche la sua funzione.
Se è un Dono vivere, è un dono perfetto il fatto che ogni singola parte funzioni,
poiché non basta avere un cuore per amare né uno stomaco per avere fame.
La gratitudine più grande è quella di riconoscere che abbiamo
la forza di vivere, la voglia d’amare,
l’entusiasmo di agire, la gioia di stare con gli altri,
la perseveranza, la fiducia, la speranza, lo spirito di sacrificio…
Un’altra lezione è che non si può vivere senza avere fame,
senza avere voglia, senza avere interessi,
senza avere stimoli, senza essere appassionati, senza avere ideali…
C‘è ancora una lezione che la vita ci fa in ogni cosa che viviamo,
è che per vivere abbiamo bisogno degli altri:
aria, acqua, cibo di cui nutrirci, persone con cui relazionarci.
Generalmente si vive il respirare, il bere, il mangiare come una necessità
e la socialità, l’amicizia, l’innamoramento come un fatto naturale,
senza afferrarne la loro lezione più importante:
Nessuno vive per se stesso, ma per gli altri e con gli altri.
Come abbiamo bisogno degli altri per vivere,
anche gli altri hanno bisogno di noi per vivere.
Per vivere.
Habbiamo bisogno degli altri per vivere, dunque li uso, li spolpo, li mangio,
secondo una logica di prepotenza e di sfruttamento.
Oppure imparo e faccio mia la logica della natura, che, in un certo qual modo fa si che ogni cosa sia cibo per le altre, mentre esse pure si nutrono delle altre.
Nelle persone, per non venire sfruttati, questo può avvenire solo per libero e volontario dono d'amore.
Un giorno incontrarono un’altra Gocciolina che portava con sé il ricordo del cielo, del sole, del vento, di tante cose che aveva visto insieme con sua madre: la Nube.
Mentre lei parlava, il suo trasparente contenuto rifletteva l’azzurro del cielo, il verde dei prati, il canto degli uccelli, la luce del giorno, il sorriso di chi è felice, la serenità di chi sa che la vita è un dono, la pazienza di chi ha imparato a sperare, la fiducia di chi crede nell’amore, l’ardore di chi vuole realizzare i suoi sogni.
Diceva: “Il mio vero nome è “creatura”, perché sono nato da altri. Non mi vanto di quello che sono, poiché l’ho ricevuto, ed anche tutto quello che so e so fare l’ho imparato da altri. Io sono un regalo, poiché non ho chiesto né meritato né pagato nulla per esistere.
Il primo regalo che ho ricevuto è la mia persona, unica e irripetibile, perciò io sono il regalo della Vita a me stesso.
Un regalo che ogni giorno mi sorprende e sembra che non finisca mai di conoscere, perché cresce e si modifica con me, mostrandomi aspetti nuovi del mio modo di essere e dei miei desideri. Un regalo che ha tesori nascosti nelle viscere dei miei geni, del mio carattere e della mia anima, e che pian piano scopro ogni volta che ho il coraggio di cercare e di vivere la solitudine, il silenzio, il vuoto, di superare la noia di un’apparenza squallida e la paura di immergermi nelle profondità del mio essere.
Esistere è il dono di essere presente, ed io, esistendo, ho un solo regalo da fare, quello della mia presenza. Nella vita sono assente se mi lascio impegnare dal passato o dal futuro, dai ricordi o dai desideri, dai dubbi o dalle paure, dai giudizi o dagli interessi, perdendo la possibilità di dare quella risposta che solo io posso dare.
Ogni cosa è dono per tutte le altre cose che esistono. Siamo fatti gli uni per gli altri! Se così non fosse, dovrei affermare che siamo fatti per sbranarci l’un l’altro, perché, per vivere, abbiamo bisogno degli altri. Senza la dinamica dell’essere dono reciprocamente, resterebbe quella del commercio: “io do una cosa a te e tu dai un’altra cosa a me”, oppure quella del dominio: il più forte, astuto, ricco, usa o mangia il più debole.
Una persona rimane sola finché non trova posto nel cuore di un’altra, poiché la vera casa dell’uomo è l’uomo stesso. Solo l’amore rende possibile essere presenti, attenti, cordiali e far fare l’esperienza di stare veramente insieme, poiché solo un cuore che ama capisce un altro cuore.
Perciò l’uomo può comprare tante cose ed accumulare tanti beni, ma non potrà mai comprare il cuore e l’amore, né la libertà e la volontà di un altro; resterà sempre orfano di affetti e riempirà la sua vita di tutte le cose del mondo, senza capacitarsi che, come l’Adamo biblico, non troverà niente che riempia la sua vita e le dia gioia.
Sento di essere me stesso, libero e realizzato, quando sono in sintonia con la creazione e con il suo significato. Sento di vibrare all’unisono con tutto ciò che esiste quando amo. Non dimentico che sono nato nudo, che l’unica cosa che ho portato in questo mondo è me stesso ed ho ricevuto la vita, l’aria, la luce, il latte e l’affetto materno, il cibo, la forza, la salute, la fiducia, l’amore, gli amici… Mi sforzo di non attaccarmi a nulla e di non impossessarmi delle cose. Come non mi vanto, così neppure mi dispero. Al “si” della vita che mi anima, risponderò con il “si” dell’istante che vivo.
Siamo nati per amare! Questa è la scoperta più grande che ogni essere vivente può e deve fare.
La vocazione di ogni creatura è l’amore. L’amore vero non ha mezze misure, ne temporali né spaziali, non ha se né ma, non ha scuse ne alibi. L’amore vero è quello di uno che può dire di se stesso: sono innamorato, sono pazzo d’amore, vivo d’amore, vivo per amare, e sente che è così.
Chi non è innamorato non vive d’amore, non vive per le persone, ma per le cose, per le idee, per i progetti. Solo chi è innamorato sta vivendo la vita, gli altri vivacchiano, perché vivono per se e alla fine si annoiano. Solo l’amore di innamoramento è quello vero, perché ama non delle cose ma una persona, perché fa della persona amata l’ideale della sua vita, perché pensa e agisce in funzione della persona amata, senza manipolarla ne strumentalizzarla, ma desiderando condividere con lei l’esistenza, in un interminabile e sempre nuovo dare e ricevere.
Io sono solo una Goccia e so che esistono altre Gocce come me, tutte nate dalla stessa Nube. E’ la Nube l’Amore vero.
E’ la Nube l’incarnazione dell’Amore. Non possiamo non guardare a lei se vogliamo capire chi siamo veramente e perché siamo così.
Pensavamo che l’amore era quello che sentivamo verso l’amico che ci comprendeva o ci era simpatico, pensavamo che l’amore era passione, desiderio, gioia, entusiasmo. Pensavamo che l’amore amasse il bello, il sano, il forte, il grande, il vittorioso.
Ma la Nube viaggiatrice cantava una canzone diversa, e le sue parole invitavano ad essere come lei se, di lei, se ne voleva condividere la vita.
Cantava la Nube: “Io amo il bello e il brutto, il piccolo e il grande, il sano e l’ammalato, il povero e il ricco, il sapiente e l’ignorante, l’ateo e il credente, il santo e il peccatore, il simpatico e l’antipatico, il libero e il carcerato.
Porto il piccolo sulle mie spalle e sono contento che il grande cammini da se, chiamo il brutto per nome, perché senta tutto il mio amore e do forza all’ammalato, perché non senta di essere solo, ricolmo le mani dei poveri, perché non mi piace l’indigenza, rimando i ricchi a mani vuote quando pensano solo a se stessi, innalzo gli umili e i dimenticati perché sono figli come tutti gli altri, parlo a tutti senza eccezioni, ma mi intrattengo con chi gli piace stare con me”.
“Io sono come il sole che scalda e illumina tutto e verso tutti invio i miei raggi. Io sono come l’aria che da tutti può essere respirata, senza che prima venga chiesta o ringraziata. IO SONO, e quel che sono è per tutti. Chi vive, già mi ha in sé, poiché non c’è vita senza di me, poiché IO SONO LA VITA. Se non lo fossi, sarei creatura o sarei bugiarda”.
“Chi vive senza amare, porta il buio dentro di se, non può vedere né comprendere la realtà, poiché tutta la realtà è Amore. Chi ama, comprende tutto perché entra in comunione con l’essenza delle cose. Esse entrano in lui e lui in loro e sperimenterà che sono una sola realtà: quella che io ho generato”.
La canzone della nube riecheggia in ciascuno di noi, poiché noi siamo acqua della sua Acqua".
Mentre ascoltavano e guardavano la nuova Gocciolina, dentro di loro si andavano risvegliando tutte quelle realtà. Venivano fuori una ad una come se fossero chiamate per nome, perché erano presenti, sopite, nascoste, dimenticate, per divenire chiare, vive e vibranti.
Come per fare una melodia non sono sufficienti le note musicali, né che esse siano disposte nel giusto ordine e tempo, ma ci vuole colui che, sapendo suonare, dia un’anima a quella sequenza, suonando ora forte ora piano, ora veloce ora più lento, allo stesso modo, quel giorno, mentre la nuova Gocciolina suonava la sua musica, una grande emozione colse le altre, sentendo vibrare le note che avevano dentro.
Questa è la storia di alcuni amici che, quando sono stati insieme, hanno avuto l’impressione che si conoscessero da tanto tempo e che si comprendessero facilmente e profondamente.
Era come entrare in contatto con qualcosa che li faceva sentire più che amici, più che fratelli di sangue.
Sentivano di essere creature, e, come se fossero parti di un’unica matrice, li univa qualcosa di grande e primordiale.
Sentivano di volersi bene come una madre: con lo stesso disinteresse, con la stessa premura e concretezza. Sentivano che erano disposti anche a morire per l’altro: bene prezioso che dava senso alla vita. Tutto questo avveniva senza che nessuna norma fosse pronunciata, nessuna spiritualità, nessun accordo comune, nessuna esortazione. Era spontaneo come la simpatia. Era anche questo un dono inaspettato.
Tra di loro si chiamavano: “Goccioline”, perché dell’acqua ne ammiravano la trasparenza, delle gocce la piccolezza, la semplicità, la somiglianza.
Sentivano di essere Goccioline, ma capivano che la vita doveva essere vissuta diversamente da come erano abituati a fare e a vedere.
Quando stavano insieme erano felici, perché in loro risuonava l’eco della loro comune origine: era il canto della madre Nube che avevano ascoltato mentre stavano ancora nel suo grembo.
Gradualmente imparavano a lasciare quel modo di fare comune a tutti, ma che non era in sintonia con quello della Nube, mentre il loro cuore, di giorno in giorno, diventava una sorgente di sapienza che li istruiva reciprocamente.
Ogni giorno sperimentavano che erano fatti di una stessa acqua e questo li riempiva di emozione e di affetto. Ogni momento, anche se stavano lontano l’uno dall’altro, vivevano con gli altri, per gli altri, dentro gli altri, ospitando gli altri dentro di sé; perciò era spontaneo dire: Grazie perché esisti! Grazie perché ci sei!
Mai amore fu così forte nei riguardi di una creatura, da offuscare quello sperimentato fino ad allora, come figli o fidanzati; un amore che faceva desiderare il bene totale dell’altro.
Poi ognuno continuò il suo cammino là dove la vita lo chiamava a consumare la propria goccia d’acqua. Passarono gli anni, che cambiarono l’aspetto del corpo e della terra, ma essi, folgorati dalla luce, nutriti da ciò che non passa, sono rimasti sempre “Goccioline”: piccoli, limitati, ma veri.
Questa è la storia di alcuni amici che ricevettero il dono di incontrarsi e di riconoscersi per quello che erano: acqua di una stessa Acqua.
Hanno assaporato qualcosa della vera Vita: essere veramente amici! Quella vita per loro è già cominciata e continua senza scalpore, poiché ogni giorno che vivono, nella società che ha ben altri valori, non dimenticano chi sono. Chi è vicino a loro, ne coglie solo la semplicità e la trasparenza.
Ogni persona, per il solo fatto che esiste, è un evento straordinario.
Ciascuno ha iniziato la sua vita con una vittoria strepitosa:
tra milioni di spermatozoi in gara è arrivato primo
quello che conteneva lo sviluppo della nostra individualità;
inoltre poteva arrivare primo, ma non trovare nessun ovulo ad aspettarlo.
Abbiamo avuto fortuna!
Siamo il risultato di una vittoria e di un felice e fortunato incontro.
Per questo motivo tutti i nati siamo dei campioni.
Ma fra coloro che sono vissuti in epoche passate o sono morti di recente,
voglio ricordare con particolare simpatia e affetto:
tutte quelle persone che sono state trattate come “schiave”
o costrette a turni massacranti di lavoro:
nelle miniere, nelle cave di pietra, nei campi, nelle fabbriche…
Tutte quelle persone che sono state abbandonate alla loro malattia:
lebbrosi, paralitici, menomati, mutilati, ciechi, muti, anziani, malati infettivi…
Tutte quelle persone che sono state sfruttate, violentate, vendute:
bambini, donne, madri, operai…
Tutte quelle persone che sono state torturate e uccise:
vittime di odi, di razzismi, di riti propiziatori, di sette religiose,
di mafie, di integralismi, di totalitarismi, di despoti,
di interessi politici, di interessi economici.
Chi è più organizzato e chi ha di più vince ed è destinato a vivere,
ma io faccio il tifo per tutti i perdenti della storia:
vittime dell’usurpazione altrui e della sfortuna.
Se l’evoluzione cosmica, fra miliardi di tentativi, sceglie il migliore,
io non voglio dimenticare i piccoli , i poveri,
gli ammalati, gli esclusi, i servi, i carcerati, gli ultimi…
Ho imparato da Dio e dalla natura,
Il modo di essere secondo il quale chi più ha, più dà,
e chi è piccolo è importante quanto il grande.
I sentimenti, il pensiero ed il linguaggio capace di esprimerli e di comunicare, dimostrano che l’essere umano è sociale,
è fatto per gli altri e per stare con gli altri.
Alcune persone sono timide, altre sono espansive,
ma aldilà del carattere, nessuno è fatto per stare solo.
Di solitudine ci si ammala e si può anche morire,
eppure quanta ne sperimenta il nostro cuore!
anche se è attorniato da tanta gente.
In realtà una persona rimane sola
finché non trova posto nel cuore di un’altra,
poiché la vera casa dell’uomo è l’uomo stesso.
Succede che parlando o stando con altre persone,
si ha l’impressione che la loro casa è troppo piccola per stare in due:
sono egoiste e pensano solo a loro stesse.
Oppure la loro casa ha porte e finestre ben chiuse, circondata da un alto muro:
sanno già tutto, non si mettono mai in discussione.
Ci sono altre persone che si presentano bene e ti ricevono con un sorriso,
ma ti fanno restare alla porta e non ti dicono: “entra”.
Altri ancora ti fanno entrare, sembra che stiano parlando con te,
ma hai l’impressione che ti hanno lasciato solo,
perché loro, più che a te, pensano all’argomento di cui si parla.
Solo l’amore rende possibile essere presenti, attenti, cordiali e far fare l’esperienza
di stare veramente insieme, poiché solo un cuore che ama capisce un altro cuore.
Socialità significa saper stare con gli altri e saper dialogare,
e questo suppone saper accettare tutte quelle differenze
che gli altri ci propongono con la loro presenza.
Socialità significa essere capaci di accettare, comprendere
ed andare aldilà delle diversità,
(che ci portano ad avere esperienze, pensieri e sentimenti diversi),
poiché solo così avviene il vero incontro con gli altri,
per scoprire con sorpresa che abbiamo la stessa natura.
Allora viene spontaneo chiederci come saremmo noi se fossimo al loro posto.
NOI E LA NATURA ( ispirato dalle poesie di Tagore)
Le grandi stelle non hanno paura di sembrare lucciole, mentre noi,
piccole creature, abbiamo smania di grandezza, di fama, di potere…
Viviamo aspirando alla ricchezza,
per poterci vestire all’ultima moda e con i capi più preziosi,
dimenticando che il vestito più bello è il nostro corpo.
Invece di restare estasiati per il dono della vista,
ci vantiamo degli occhiali che indossiamo.
Ci vantiamo dei nostri idoli: cantanti, artisti, campioni di uno sport,
politici, uomini d’affari, benefattori e uomini pieni di qualità…
eppure il tempo trasforma gli idoli in polvere
e questa creatura, la polvere, si rivela più importante degli idoli.
Viviamo aspirando a un posto rilevante, a far carriera, a diventare qualcuno,
a decidere noi la vita sociale, politica ed economica…
mentre ridono di chi brama il potere le foglie appassite che cadono dall’albero.
Passiamo il nostro tempo cercando la felicità, o quanto meno goderci la vita,
finche non ci rendiamo conto che non è strappando i petali al fiore
che avremo nelle nostre mani la sua bellezza.
Non siamo fatti per rimanere delusi, ci arrabbiamo e diventiamo violenti;
seminiamo vento e raccogliamo tempesta… finché non facciamo esperienza che quando l’ascia del legnaiolo chiese il suo manico all’albero, questi glielo diede;
che la radice nascosta di un albero non chiede nulla per riempire di frutti i rami;
che se l’albero non rinuncia alla bellezza dei suoi fiori, non sarà carico di frutti.
Allora se aprissimo veramente i nostri occhi e guardassimo,
vedremmo la nostra immagine in tutte le cose,
se aprissimo realmente i nostri orecchi e ascoltassimo,
udremmo la nostra voce in tutte le voci.
Capiremmo che sono un dono il fiore e il suo profumo,
il frutto e il suo sapore, la foglia e la sua ombra,
il tronco e i suoi rami, le radici e il loro posto profondo.
Allora contemplando il filo d’erba che perde la sua goccia di rugiada,
e il cielo che al mattino perde tutte le sue stelle,
canteremmo insieme con la cascata:
“Anche se all’assetato gliene basta un poco della mia acqua,
con grande gioia io mi dono tutta".
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