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2008/4/9

SPIRITUALITA' DELLA NATURA

semplicemente erba

SPIRITUALITA’ DELLA NATURA

E’ perché sei nato piccolo che proteggi i piccoli e non brami la grandezza. E’ perché sei nato incapace di difenderti che ti prendi cura di chi è indifeso e rifiuti la prepotenza. E’ perché sei nato nudo che ti prendi cura di chi è nudo e non sopravvaluti il lusso. E’ perché sei nato affamato che ti prendi cura di chi ha fame e sete e rifiuti lo spreco. E’ perché sei nato debole che aiuti i deboli e non scegli la violenza. E’ perché non vuoi il tuo male, che non glielo auguri agli altri. E’ perché hai imparato dagli altri che insegni agli altri ciò che sai fare. E’ perché il tuo corpo non ti inganna che non inganni gli altri.

E’ perché respiri gratis che dici no alla speculazione, all’usura, alla truffa, e dici si alla solidarietà, al volontariato, all’altruismo.
E’ perché sei creatura che dici no ai privilegi e alle differenze sociali e dici si alla all’uguaglianza e alla fraternità. E’ perché hai bisogno degli altri, che dici no ai razzismi, agli egoismi, all’odio e dici si all’ospitalità, alla condivisione, alla conoscenza. E’ perché quando muori non ti porti via nulla, che dici no alle conquiste, all’accumulo indiscriminato e dici si alla semplicità, alla gratitudine, alla socialità.

Sii come l’acqua: ristora chi ha sete, lava chi è sporco, vivifica chi è arido, leviga ciò che è spigoloso, scendi in basso, sii limpido e semplice.
Sii come l’acqua: adattati con morbidezza al contenitore che ognuno possiede, senza perdere la tua identità; se ti contengono, fermati; se ti lasciano, apriti la strada.
Fa tutto questo come l’acqua, semplicemente perché è acqua, non perché è supplicata.
Sii vita per tutti come l’acqua, ma non uccidere nessuno annegandolo, perché sai bene che anche la tua furia può essere mortale.

Sii come il fuoco: illumina il buio, scalda chi è gelido, cuoci ciò che è crudo.
Sii come il fuoco: trasmetti la tua fiamma se non vuoi spegnerti, guarda verso l’alto per trovare nuovo ossigeno ed alimentarti.
Fa tutto questo come il fuoco, semplicemente perché è fuoco, non perché è temuto.
Accogli e scalda ogni vita come fa il calore del fuoco, ma non uccidere nessuno bruciandolo, perché sai bene che anche il tuo furore può essere letale.

Sii come l’aria: libero e per tutti; al servizio di tutti senza essere visto, libero di essere al nord e al sud, nelle valli e in montagna: nel respiro di chi vive.
Fa tutto questo come l’aria, semplicemente perché è aria, non perché è pensata.
Sii vita per tutti come l’aria, ma non uccidere nessuno negandoti né infuriandoti, perché sai bene che anche il tuo soffiare può fare stermini.

Sii come il sole: presente ogni giorno, concreto ogni giorno: luce e calore. Sii come il sole: abbi un raggio per tutti, buoni e cattivi, meritevoli o no; dai risalto a ognuno.
Fa tutto questo come il sole, semplicemente perché è sole, non perché è stipendiato.
Sii vita per tutti, ma non far male a nessuno accecandolo; sai bene che anche il tuo ardere ha bisogno del tramonto per non bruciare il ritmo di vita degli altri.

Sii come il cielo: abbraccia l’infinito e contieni tutti; non escludere niente e non emarginare nessuno.
Sii come il cielo: stellato nel buio, radioso di giorno. Fai spazio a tutti e dai voce a tutti: nel tuo vuoto trovano spazio e nel tuo silenzio possono ascoltarsi.
Fa tutto questo come il cielo, semplicemente perché è cielo e non perché è adorato.
Sii vita per tutti e non spaventare nessuno, perché sai bene che il viaggio dell’uomo aspetta l’abbraccio e aspetta l’incontro.

E’ perché hai ricevuto che devi dare.
E’ perché hai ricevuto gratis che devi dare gratis.
E’ perché hai ricevuto tanto che devi dare tanto.
E’ perché hai ricevuto te stesso che devi dare te stesso.

E’ perché non hai portato nulla al mondo, che non puoi dire: “questo è mio”.
E’ perché non ti porterai nulla con te, morendo, che non puoi dire: “questo è mio”.
E’ perché non ti sei fatto da te che non puoi vantarti.
E’ perché non ti sei scelto che non puoi esaltarti.
E’ perché sei creatura che non sei superiore agli altri.

Non sei fatto per te, altrimenti resteresti solo e moriresti presto.
L’unione fa la forza del branco, ma non sei fatto per il branco, può il 100 prevalere sul 10 quando l’infinito non appartiene a nessuno?
Non sei fatto per te; non sei fatto per il branco; non sei fatto per un gruppo.
Nessuno si è fatto da se e nessuno ha comprato se stesso, perciò nessuno si appartiene.
Sei fatto per il tutto e non per alcuni, perciò non puoi escludere nessuno e nessuno puoi emarginare.

Sei fatto per tutti e il tutto è fatto per te, ma niente ti appartiene e neppure tu ti appartieni.
Tutti sono fatti per il tutto, perciò non puoi dire che è tuo quello che appartiene anche agli altri.
Dimentica la parola “possesso” se davvero hai capito la gratuità della vita.

Se sei luce essa si vede; se sei sale darai sapore;
se sei acqua molti si disseteranno e si laveranno;
poiché ogni albero si riconosce dai frutti ed ogni tragitto dal suo percorso. Questa è la mia via, il mio modo di essere, la mia coerenza.

Nessuna spiritualità, nessuna religiosità, nessuna ideologia, nessuna civiltà potrà dichiararsi genuina e, quindi, durare, se prima non viene vissuto, spontaneamente, questo mio modo di essere naturale.
Un violento, razzista, egoista, dedito a esaltare se stesso, agirà di conseguenza qualunque sia la società, il ruolo, l’area geografica e l’epoca storica in cui vive.
Non saranno le norme scritte: giuridiche, morali, religiose, divine, che cambieranno l’animo di una persona, qualunque titolo o incarico egli abbia, anche il più nobile.

Se tu vivrai tutti i giorni, questo che ti ho detto, capirai che non stai facendo nulla di straordinario, capirai che sei semplicemente “naturale”, che sei semplicemente te stesso, senza, per questo, considerarti giusto, santo, elogiabile.
2008/4/1

LEZIONI DELLA NATURA

                                                    LEZIONI DELLA NATURA
tenerume

1° Lezione

Seduto per terra, ai piedi di un grosso albero che mi offriva la frescura della sua ombra, ero assorto nei miei pensieri che vagavano nei ricordi dell’infanzia. Gli uccelli cinguettavano giocando a rincorrersi, i moscerini danzavano leggeri, messi in evidenza dai raggi del sole, le formiche, una dietro l’altra, erano intente a cercar qualcosa… Ero in mezzo alla Natura, ed essa sembrava ristorare tutti i miei sensi con i suoi odori, i suoni, i colori, le forme delle varie creature; infine sembrò che lei stessa, intrufolandosi dolcemente nei miei pensieri, cominciasse a parlare:

“Osserva: OGNI COSA NASCE PICCOLA, FRAGILE, INDIFESA. Tutto ciò che ha vita nasce piccolo, debole e indifeso. Anch’io, nei primi istanti di vita, ero così piccola da stare nella mano di un bambino, mentre oggi mi espando ad una velocità che per te è inimmaginabile e che sempre aumenta. Persona, animale, pianta, nessuna diventerebbe adulta se chi, essendo già grande e più forte se ne approfittasse per distruggerla, o se qualcuno non si prendesse cura di lei per proteggerla. Senza l’aiuto, la protezione e l’esperienza degli adulti è pressoché impossibile che un essere vivente giunga all’età adulta”.

Era primavera e, alzandomi, non mi fu difficile constatare la tenerezza e la fragilità dei nuovi germogli in molti alberi. Li guardavo con la stessa meraviglia di chi guarda un bambino di pochi giorni e allo stesso tempo con la coscienza di sapere quanto fosse facile staccarli, schiacciarli e distruggerli.

In quel momento capii che, non proteggere il piccolo, così piccolo da essere debole e indifeso, è rinnegare le proprie origini, è contraddire la vita come sin qui si è tra-smessa ed evoluta, è come aver vergogna dei propri genitori e dell’umile casa dove si è nati. Il pensiero andò a tutti quei deboli e indifesi “adulti” che lungo la storia umana sono stati disprezzati, derisi, ignorati, rifiutati, sfruttati, oppressi da chi era più forte, più potente, più sano, più ricco, più fortunato. Ho pensato ai dittatori, ai padri e ai mariti padroni, ai violenti d’ogni ceto e cultura, agli scaltri e imbroglioni che sono giunti all’età adulta perché, quando erano piccoli e deboli, nessuno ha inveito su di loro a tal punto da eliminarli dalla faccia della ter-ra. Il loro comportamento contraddice le loro origini! Usano la forza, eppure sono nati deboli. Si vantano del potere che hanno di sterminare gli altri, eppure anche la loro vita è stata nelle mani degli altri.

E’ contraddittorio proclamare la forza quando si è nati deboli, vantarsi della potenza quando si è nati fragili; soprattutto noi, umani, che abbiamo avuto bisogno vari anni prima di sentirci in grado di essere autonomi. E’ rinnegare come si è nati! E’ rinnegare come si è cresciuti! Tornai a sedermi, assorto, e mi sembrò che a farmi ombra, stavolta, era una strana tristezza.

Alla memoria si fecero presenti scene viste o udite: di ragazzi, che sceglievano ciò che li faceva vincere, di adolescenti che deridevano un portatore di handicap, di imbroglioni che raggiravano anziani, di usurai che spolpavano chi si trovava in necessità, di sciacalli che invece di cercare i superstiti in un terremoto o in un disastro, cercavano ciò che potevano portar via per sé.
Alla memoria si fecero presenti altre scene: di operai mal pagati perché privi di alternative, di ragazze povere costrette a prostituirsi, di bambini obbligati a lavorare o a fare la guerra, di servi e schiavi trattati peggio di cani rabbiosi, di donne umiliate e violentate, di tanta gente da tenere a distanza perché considerata di razza inferiore o di cultura non gradita. Il tempo trascorse e non so dire quanto ne passò, assorto nella triste constatazione che ogni tipo di debolezza: del piccolo o dell’anziano, del malato o del povero, del debole o dell’indifeso fosse una occasione per approfittarsene degli altri.

Quando riascoltai i miei pensieri, presi coscienza che mi ero assopito. Quel risveglio, però, mi ripropose la stessa lezione: Anche nel sonno, infatti, noi siamo impotenti. Una debolezza vissuta, per esigenza, ogni notte, quasi la natura volesse ricordarci che l’essere indifesi fa parte di noi proprio quando abbiamo bisogno di riposarci, di ritemprarci, di staccare la spina; e noi, addormentandoci, proclamiamo la nostra debolezza, affidando la nostra vita a chi, attorno a noi, rimane sveglio e riposato.

Mentre tornavo a casa, ero pervaso dalla condizione di tutto ciò che esiste: creature costantemente bisognose di aria, acqua, alimento, ambiente favorevole. Pensavo che rifiutare, ai piccoli e ai deboli, la protezione, l’aiuto, la comprensione e la condivisione… è come togliere l’aria a chi, per continuare a vivere, deve respirare. Mi resi conto che dare a chi non ha dovrebbe essere una azione spontanea come il respirare.
2008/3/29

Tornare alle qualità naturali

 

goccia_d_acqua 1
29 marzo 2008
 
NON PENSAVO
Non pensavo che io dovessi essere come l’aria:
non si vede, ma può essere respirata da tutti.
Non pensavo che io dovessi essere come l’acqua:
non ha una sua forma,
ma prende quella del vaso che ognuno possiede.

Ora so perché devo essere trasparente come l’aria:
così potrà passare liberamente la luce del giorno.
Ora so perché devo essere senza forma come l’acqua:
così potrà bere liberamente ognuno nel suo bicchiere.

Scrissi questa canzone anni fa per descrivere l’atteggiamento che trovavo giusto nella relazione con gli altri. In questi giorni leggendo Il Libro del Tao Tê Ching, mi ci sono ritrovato in pieno. Opera di Lao-tse, nato intorno al 570 a. C. è considerata come una delle vette del pensiero cinese. Tao è uno stile di vita, la via maestra che si riflette sia nel macrocosmo (l'organizzazione perfetta dell'universo) che nel microcosmo (stile di vita di ognuno di noi, l'arte di compiere ogni attività).
Così è scritto nel capitolo “Tornare alle qualità naturali”:

"Il sommo bene è come l'acqua:
l'acqua ben giova alle creature e non contende,
resta nel posto che gli uomini disdegnano
(Gli uomini detestano i luoghi bassi, umidi, sporchi, impuri: solo l’acqua vi permane scorrendo tranquillamente ).
Per questo è quasi simile al Tao.
Nel ristare si adatta al terreno,
nel volere s'adatta all'abisso (L’acqua sprofonda nel cavo e nel vuoto) nel donare s'adatta alla carità (Le creature desiderano l’acqua per vivere. Essa dà al vuoto, non al pieno)

nel dire s'adatta alla sincerità (Nell’acqua le immagini sono riflesse)
nel correggere s'adatta all'ordine (L’acqua lava e leviga)

nel servire s'adatta alla capacità (È capace di essere quadrata o rotonda, storta o dritta, a seconda delle forme)

nel muoversi s'adatta alle stagioni (D’estate si scioglie, d’inverno si raggela)
Proprio perché non contende
(Se l’ostacoli s’arresta, se la liberi fluisce. Obbedisce e fa come vogliono gli altri)
non viene trovata in colpa".
Tao Tê Cing, VIII, Tornare alle qualità naturali
2007/6/5

Essere come lei

 

19 marzo 2008

                                            Perchè esisstono i poveri e perchè esistono i ricchi

 

PERCHÉ ESISTONO I POVERI E PERCHÉ ESISTONO I RICCHI? Perché hanno avuto sfortuna i primi e fortuna i secondi? Per destino? Perché i poveri sono sfaticati mentre i ricchi sono più scaltri? Forse un pizzico di queste motivazioni sono vere, ma la vera ragione è un’altra. Se tratto questo tema non è per semplice solidarietà con i poveri o per antipatia verso i ricchi, ma sempli-cemente perché, avendo parlato di diritti umani, molti di essi sono sacrificati proprio dall’economia.

Chi, pur avendo la fortuna di lavorare ha un salario ingiusto, cioè misero o in-sufficiente, non solo non potrà permettersi il lusso di costruirsi una casa, ma neppure di pagare un affitto, finendo spesso in catapecchie fredde d’inverno e calde d’estate, che minano la salute di tutta la famiglia, soprattutto quella dei bambini. La povertà non dà possibilità di accedere a dei servizi culturali e chiude la famiglia in problemi così grandi che anche il rapporto di coppia, per durare, deve gridare al miracolo. I diritti alla salute, alla casa, alla cultura, a realizzare se stessi, a costruirsi una famiglia, se ne vanno tutti in fumo, solo perché è venuto meno un diritto, quello al giusto salario.

Se alcuni sono pagati pochi spiccioli, altri con il minimo con-sentito dallo Stato, mentre altri hanno la possibilità e la libertà di scegliere la loro parcella professionale e altri ancora quasi non hanno prezzo, tanto valgono, è normale che il risultato finale è diverso: povertà da una parte, agiatezza nel mezzo, ricchezza dall’altra. Se ognuno ha dei diritti fondamentali ed uguali a tutte le altre persone, ebbene può goderli e raggiungerli solo se, oltre all’impegno ha anche le possibilità e-conomiche. Lo stipendio, il salario, il guadagno minimo deve permettergli di mantenere una famiglia, di potersi fare una casa e di poter viaggiare e conosce-re altri popoli. Invece, nella maggior parte dei casi basta per alcuni a non morire di fame, per altri a farsi una casa dopo tutta una vita di sacrifici, per altri a non pretendere troppo dalla vita.

C’è una DIGNITA’ che ogni lavoratore ha e che il suo salario non sta dimostrando. C’è una UGUAGLIANZA che i lavoratori hanno e che la differenza, anche sproporzionata, tra salari, non sta dimostrando. Se un di più deve esistere per chi ha motivi per meritarsi di più, questo non deve prescindere da un minimo dignitoso per tutti che non è quello che PER LEGGE oggi esiste.

E’ il caso di rivedere i criteri su cui ci si basa per stabilire i salari di un qualsiasi operaio che svolga bene il suo lavoro, basato sul permettergli di vivere una vita dignitosa, cioè non povera, non stentata, non incapace di pagare un affitto, di mantenere una famiglia, di far studiare i figli.
E’ il caso di premiare, non solo le qualità, le professionalità, le specialità, ma anche la fatica usurante e le situazioni a rischio. L’altro aspetto riguarda il prezzo dei prodotti. In genere chi li fa o li produce è pagato poco, cominciando dalla stessa natura, i contadini e gli allevatori che, lavorandoci tutto l’anno, al momento di venderli prendono molto meno di chi semplicemente li distribuisce. Pensate a quanto guadagnano i minatori e in quali condizioni lavorano, pensate quanto guadagna dopo 12 o 18 ore di lavoro quella manodopera a buon mercato che anche molti imprenditori occidentali sfruttano, per abbassare i costi di produzione, in paesi dove i diritti dei lavoratori non esistono neppure sulla carta, e magari hanno il coraggio di sentirsi benefattori perché danno lavoro, o si sentono con la coscienza tranquilla perché a sfruttare i lavoratori sono i loro stessi connazionali.

Non è solo nel terzo mondo, ma anche in Italia, specialmente nel sud, che i datori di lavoro si sentono “benefattori” e come tali vogliono essere trattati, per il solo fatto che danno lavoro. Non sono tutti così, ma molti si sentono giusti perché danno il “minimo sindacale”, però non chiedono il minimo sul lavoro. Di-cono: “Ti posso dare questo, se non ti sta bene cerca altrove”; sapendo che ce ne sono tanti che aspettano dietro la porta. Gli incentivi, i premi produzione, i corsi di aggiornamento sono cose dell’altro mondo. Si parla della libera concorrenza, del libero commercio, della libera imprendito-rialità e del libero saperci fare, e si trascurano, come se non esistessero, le paghe minime, le ore di straordinario non retribuite, le sicurezze fatiscenti, in bar-ba ai diritti che una volta non c’erano e oggi, tranne poche eccezioni, sono solo sulla carta, perché i controlli sono pochi e spesso sono superficiali o di parte, anzi, in essi, si invitano i lavoratori a venire incontro alle esigenze del datore di lavoro, collaborando a lavorare di più senza pretendere di più.

Il GUADAGNO è il motore di ogni bravura e di ogni impegno! E gli ideali? E la passione? E i talenti? Togliamo il guadagno e vediamo cosa rimane! Il dub-bio, che anche Gesù aveva, è che la ricchezza puzza di ingiustizia, cioè rara-mente è pulita, lecita, frutto solo di impegno e di onesta fortuna. Quando è leci-ta è perché lo Stato ti autorizza a una parcella super, a un compenso super, a premi super, a una pensione super, a uno stipendio super, diverso da quello dei comuni cittadini.

Mentre è giusta la presunzione di innocenza finché non si dimostri il contrario, visto che la maggior parte delle persone non è rea di misfatti, riguardo alla ricchezza direi che chi è straricco debba lui dimostrare che la sua abbondanza è onesta, visto che la ricchezza non è facilmente raggiungibile per la maggior parte delle persone, anche dotate. Mi domando ancora se è giusto e sensato che non ci debba essere un limite all’ACCUMULO. E’ dunque sensato che un essere umano si possa arricchire all’infinito, solo perché ci sa fare? Soprattutto se pensiamo che la democrazia è una conquista ardua ed è più facile che I SOLDI COMANDINO: con essi si comprano le armi per fare colpi di Stato, per eliminare i nemici, per comprare servizi e favori, per tenere buoni certi spiriti indomiti.

In Democrazia ogni potere si amministra a nome e in favore di tutti i cittadini, similmente ogni ricchezza, fatta salva l’autorealizzazione e quel limite di cui si diceva prima, deve essere vissuta ed amministrata a favore della società e dell’umanità. I DIRITTI DEL SINGOLO FINISCONO DOVE COMINCIANO QUELLI DEGLI ALTRI E DOVE IL NON SENSO E’ PALESE. Come non piace a nessuno la DITTATURA politica, non dovrebbe piacere a nessuno la dittatura economica di chi ha diritto di arricchirsi senza limiti.

 

 

31 dicembre 2007

                                                                    GRAZIE  BENAZIR

Una volta Benazir Bhutto aveva detto: «Una nave in porto è al sicuro... ma non è per questo che le navi sono state costruite».

Ostinata nel tornare in patria, nel riproporsi per le tormentatissime presidenziali in pericolosa opposizione al sempiterno Musharraf, che aveva comunque stipulato con lei un patto di collaborazione non si sa quanto sincero, benedetto dagli Stati Uniti.

Era tornata promettendo «democrazia» e impegno verso i poveri, cioè del 73 per cento dei 160 milioni di pachistani che vive con meno di due dollari al giorno. La sua è una morte annunciata. Il giorno stesso del ritorno in Pakistan, il 18 ottobre scorso, era stata salutata da un attentato che aveva fatto 138 morti e a cui era scampata per caso.

Si, ci sono i politici corrotti, che per salvaguardare i loro interessi e quelli di chi altrimenti non li appoggerebbero, eliminano chi la pensa diversamente, eliminano chi ostacola il loro dominio. Eliminare la povera gente è facile e pressoché silenzioso, ma eliminare un leader conosciuto e apprezzato, se è ugualmente facile, non è silenzioso e privo di conseguenze.

Ma ci sono anche i politici che danno la vita, sapendo di darla veramente, altrimenti se ne starebbero al sicuro, nel porto, tanto più quando sono di famiglia benestante.

Grazie Benazir, perché anche tu come tanti altri ci dimostri che al mondo non ci sono solo generali dittatori, presidenti commercianti, altolocati che ordinano stermini, persone che pensano solo ai loro interessi.
Ci dimostri che ci sono persone che si impegnano per gli altri, senza tirarsi indietro di fronte al pericolo di morte.

Finchè ci sono persone come te, il significato del primo Natale si ripresenta a noi.


 

2007/5/22

Amore? Ma di che si parla?

Credevo che l’amore fosse un sentimento che si ha verso i genitori o le persone care.
Credevo che l’amore fosse un’emozione che si prova quando ci si innamora.
Credevo che l’amore fosse una virtù da praticare, spronati dalla propria fede.

Pure si tradisce "per amore" e si uccide la persona amata, perchè "senza di lei non si poteva vivere"...

Quando possiamo pronunciare la parola AMORE, senza sentire di essere Bugiardi?
2007/4/7

BUONA PASQUA

6 APRILE 2007

LE COSE CHE HO LETTO:

“Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l`altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. Un ospite di passaggio arrivò dall`uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame per preparare una vivanda al viaggiatore, portò via la pecora dell`uomo povero e ne preparò una vivanda per l`ospite venuto da lui”.

“Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto dell’erba; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidare con i piedi quella che resta. Le altre pecore devono brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidato. Avete spinto con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna le più deboli fino a cacciarle e disperderle”.

”La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”.

“C`era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe”.

LE COSE CHE HO UDITO:
“Ho fatto un lavoro ( montare zanzariere e tende ) a uno che mi conosceva sin da piccolo, si era fatta una casa nuova e mi ha fatto fare le finestre. Finito il lavoro,non mi paga, mi dice di aver pazienza e di aspettare un mese, alla scadenza del quale ancora un poco e poi ancora, quasi seccato per le richieste. Infine l’assegno postdatato”.

“Dove lavoro sono messo in regola, ma lavoriamo più ore di quelle che risultano in busta paga. Se si lavora meno ore esse vengono detratte, se si fanno ore in più esse non vengono pagate. Ferie poche e quelle non godute non sono pagate”. Noi non arriviamo a fine mese, ma loro costruiscono case e le vendono. Si sentono benedetti da Dio o dalla sorte”.

Pagare male, pagare tardi, non pagare affatto, truffare… tanto, il sole sorge anche per loro ogni mattina, anzi, soprattutto per loro, e se piove, l’acqua non bagna le loro teste. Tanto, la benedizione la ricevono anche loro in Chiesa, assieme agli altri. Tanto, leggi dello Stato e Comandamenti religiosi sono tutte lettere morte, la pratica e tutt’altra cosa. La vera storia è questa!

Scrivo questo un Venerdì Santo, nel giorno dedicato all’unico Essere che ha dato la sua vita ( non pochi spiccioli, non il superfluo, neppure tutti i suoi beni ) PER GLI ALTRI.

La sua è tutta un’altra logica rispetto a quella che da sempre, i furbi ed i ricchi, sono orgogliosi di seguire. Le due logiche non hanno niente in comune!

PASQUA: VITA NUOVA. Se c’è si vede! Nel pascolare insieme e bere la stessa acqua, nel condividere fortune e sfortune, nel condividere il viaggio della vita… IL SENSO DELLA VITA.
BUONA PASQUA!!!
2006/7/14

COSE DA INNAMORATI

3 Gennaio 2007

COSE DA INNAMORATI

 

 

Ripeto il tuo nome mille volte al giorno.

Ti cerco dappertutto e in ogni cosa ti incontro.

Cammino per il mondo e lo guardo con te,

in ogni cosa che vedo ci sei sempre tu.

 

Non mi sento più solo perché tu sei con me, sei in me più di me.

Io mi cerco in te e ti incontro in me,

come un dono immenso che non merito mai.

Se ti lascio un istante non capisco più nulla,

allora cerco il tuo volto, la tua presenza, e questo mi basta.

 

Questo amore mi riempie e non mi lascia mai,

questo amore mi trasforma e ogni istante mi fa nuovo.

Sono innamorato e non riesco più a dire quello che sento dentro di me.

 

Nella vita abbiamo bisogno di molte cose:

aria, acqua, luce, cibo, vestiti…

sentirci considerati, apprezzati, voluti, desiderati, amati…

 

Quando ci si innamora veramente,

cioè quando si è capaci di uscire da sé per incontrare l’altro,

quando si è capaci di comprendere l’altro e di desiderare il suo bene,

quando si è capaci di fare qualsiasi sacrificio per stare con l’altro,

per condividere l’esistenza con l’altro…

si fa l’esperienza più travolgente e spirituale della vita.

Si vive per l’altro. Si vive l’altro dentro di sé.

Si guarda, si ascolta, si tocca, si sente …sempre con l’altro e per l’altro

e la natura diventa linguaggio per esprimere i sentimenti,

con le sue scenografie, con i suoi colori, con le sue forme…

 

Il cielo infinito, lo splendore del sole, la nebbia avvolgente,

la pioggia incantatrice, la luna amica silenziosa,

il canto delle cascate, il fischio dei venti, la voce degli animali.

I colori e le note che insieme danzano, cambiando vestito ogni momento.

 

Tutto diventa dialogo d’amore, espressione d’amore,

mentre la persona amata diventa per chi ama:

aria, acqua, luce, cibo, sorriso, canzone… gioia di vivere

 

 

2 Gennaio 2007

In questi giorni, c’è stata l’occasione di assistere a una varietà di opinioni a proposito, per esempio, del caso Welby o dell’impiccagione di Saddam.
Mentre scrivo noto che entrambi gli episodi hanno fatto riflettere sulla decisione di dare la morte a un’altra persona, chiesta da lui come nel caso di Welby o perché condannato, come nel caso di Saddam.

Nessuno tocchi Caino”, espressione Biblica quantomeno di un paio di millenni, poiché chi l’ha scritta non era certo contemporaneo di Caino ed Abele, ma di una grandiosità civile ed etica che sorprende, visto che millenni dopo, noi, non siamo più evoluti in questo argomento che non riguarda la fisica o la chimica o un’altra disciplina del nostro progresso.

Certo, la frase “Nessuno Tocchi Caino” è messa sulla bocca di Dio, quasi a far capire la difficoltà umana a non uccidere un assassino… è più facile che la dica Dio e quasi lo imponga come un comandamento. Se Caino è un assassino perché ha ucciso la vita di suo fratello Abele, altrettanto assassino è chi uccide la vita di Caino.

E’ più spontaneo pensare ed agire secondo l’occhio per occhio, dente per dente… vita per vita, ma sarebbe un’auto sterminio di massa, proviamo a pensarci tutte le volte che sbagliamo. Invece siamo esperti ad usare due metri e due misure, una molto comprensiva verso di noi e le persone a noi care o simpatiche, l’altra verso gli altri, specialmente se rivali o nemici. Basta poi presentare il nemico come diabolico, funesto e pericolosissimo, per suscitare tutto l’odio necessario per inveire e con gran soddisfazione sentire pure di aver fatto il proprio dovere.

Caino è un assassino, non è un santo ma un uomo normale come quei tanti che in nome della legge, o, dittatori, in nome del bene della nazione, fanno piazza pulita di tanti esseri umani. Di fatto uccidono entrambi, anche se le motivazioni sono diverse… ma quel che conta è il risultato finale: la morte.

Che la vita umana, di fatto, vale meno del progresso e della propria realizzazione lo si vede ogni giorno, non solo perché si uccide anche per pochi euro, perché si calpestano o semplicemente non si guardano i diritti e le esigenze degli altri. Questo lo fanno non solo le multinazionali che se ne fregano dell’inquinamento pensando solo alle loro entrate, ma succede nella vita quotidiana nel come ci trattiamo, ci giudichiamo, ci usiamo.

Fra un’ideale “nessuno tocchi Caino”, che detto in altri termini significa: ”ama la vita, anche dell’assassino” e un pratico pensare ai cavoli propri o agli interessi di parte o di partito, e perché no, di religione, ci mettiamo a parlare degli ammalati cronici, delle malattie che fanno gridare dal dolore, dei casi che veramente fanno prima vivere da disperati e poi morire disperati.

E’ bene che se ne parli e che si prenda coscienza di quanta sofferenza c’è negli esseri umani, spesso sbrigativamente scansata, sottovalutata e non compresa.

Per dare la morte, andiamoci piano, che sia un assassino, un ammalato, un invalido, un anziano, un bambino, un debole.

Fra i diritti di ogni essere umano c’è anche quello di non essere torturato, resta da comprendere quando un protocollo medico, più che promuovere la vita e la dignità, impedendo la naturale morte, ne allunga il calvario.

 

25 ottobre 2006

CERCASI AMICO DEL CUORE

Leggevo in un sito il titolo del libro di una scrittrice americana: “cercasi uomo comprensivo, il marito già ce l’ho”. Ed io mi domandavo, quando lo trovi, che ci fai, ci passi un po’ di tempo ogni tanto o ti piacerà a tal punto da preferirlo a tuo marito? Certo il titolo voleva intendere: “cerco un amico non per fare sesso, poiché per quello ho il marito, non per fare sesso poiché alla fine tutti cercano quello o vanno a finire in quello”; cerco un amico perché è difficile trovarne di veri, anche se il primo amico dovrebbe essere il coniuge, ma…”

Ma si sa che, a 20 anni o a 40 anni, il “meglio” esiste  e allora possiamo stare sempre a cambiare: di bene in meglio, tanto più se il coniuge ci sta deludendo.

 

Ognuno ha diritto di essere se stesso, ha diritto di realizzarsi e di essere felice. La comprensione, la delicatezza, il condividere, la stima, sostengono le giornate meglio dell’apatia, della routine, della distrazione… Ma tutto quello che si fa, lo si decide per ottenere che cosa?

 

Coppie realizzate nel matrimonio ne esistono poche, ciò non vuol dire che sono un disastro. In realtà i motivi della mediocrità o della delusione sono da ricercare nel fatto che ognuno, chi più chi meno, pensa ad autorealizzarsi, quindi senza l’altro.

I gusti diversi, i temperamenti, le diversità in genere, piano piano finiscono per creare distanze ed alibi perché ognuno si costruisca il suo mondo e i suoi spazi ove realizzarsi: sport, arte, religione, politica, mestiere a tempo pieno…

 

A questo punto è facile attaccarsi a persone che, qualitativamente percepite positive, ne condividono il tempo o i gusti.

 

Tornando al titolo del libro e alla domanda: “Quando lo trovi, un vero amico, che ci fai?”
Un abbraccio tra amici è normale; abbracciarsi sempre o desiderare di farlo non è più da amici.

La gratuità di un gesto spontaneo e sentito, finisce di essere tale quando diventa una esigenza camuffata dal “dare” o da “nobili” sentimenti, per diventare  appagamento della propria fame di affetto, di comprensione, di apprezzamento.

 

Il desiderio di stare insieme e di condividere tutto aumenta a tal punto che vengono programmati gli spazi e il tempo da passare insieme, ritenuti così vitali da giustificare bugie e inganni a chi ancora condivide  la sua vita e la sua fiducia nella famiglia ufficiale.

Quello è il momento in cui non ci si dovrebbe nascondere dietro un dito e chiamare con un altro nome le cose, ingannando se stessi e gli altri.

Per amore si può dare la vita, ma per chi e per che cosa?

LA RISPOSTA, COME QUELLE VOCAZIONALI, E’ SOLO DENTRO OGNUNO.

Se veramente si sente di essere chiamati a vivere insieme con una nuova persona,  basta non farsi influenzare da quello che pensano i figli, poiché un domani cresceranno e si faranno la loro vita, né da quello che diranno i rispettivi coniugi, né da quello che penseranno gli altri, amici compresi. Ma soprattutto non farsi condizionare da quello che sentono le suddette persone, soprattutto i coniugi che, dovranno rifarsi anche loro una vita, diversa da quella in cui si erano giocati se stessi.

Il fatto è che all’età in cui si cercano gli occhi verdi o lo sguardo dolcissimo, o in cui si cerca il bello e l’attraente sul cui altare sacrificare a volte solo la libertà, altre volte anche le proprie idee e gusti pur di non perderli, subentra un’altra età molto più concreta, reale, disillusa e disinibita, che non è disposta a sacrificare né se stessi né la voglia di essere veramente felici con la persona che fa sentire VIVI. Se la vita comincia dopo i 40 anni, meglio non avere rompiscatole in mezzo ai piedi…

Vaglielo a dire a giovani ed adolescenti che la vita vogliono godersela ora e basta, e che credono di aver incontrato l’amore della loro vita nel compagno di scuola o nell’amica dell’amica.

 


 

9 settembre 2006 IL CORPO VISTO DA UN MASSAGGIATORE

Professione?: Massoterapista.
Alcuni amici mi invidiano perché pensano al fatto che posso “toccare” le donne che vengono per farsi curare. Già, il punto è questo, il massaggio che siamo abituati a vedere in televisione o nei film, è quello che un massaggiatore fa a una giovane donna o a un manager. È il massaggio rilassante a scopi di performance.

Voglio parlare di tutt’altra esperienza: il massaggio teraupetico, cioè quello che serve per fare stare meglio in salute e possibilmente di risolvere un problema.
Ma il guarire malattie, come il fare le diagnosi, è compito solo dei medici. Nella cura dei dolori muscolari il massaggio è proibito, perché infiammerebbe di più, meglio prima un antinfiammatorio, e quando la situazione migliora ecco che si può massaggiare cautamente. Insomma, secondo la maggior parte dei medici, il massaggio non serve per curare, ma solo per rilassare.

Vi parlerò della mia esperienza con il corpo, fatto di muscoli contratti, di tendini stressati, di fasce ( sono quelle che contengono i muscoli e gli organi ) stirate. Non sono medico e non vi parlerò di malattie, ma come per gonfiare la ruota sgonfia di una macchina non occorre andare dal meccanico, allo stesso modo per sciogliere i nostri muscoli non serve andare da un medico.

Prova a guidare una macchina nuova, ma con le ruote sgonfie… sbandi, consumi benzina e non vai lontano, eppure la macchina è a posto! Vi confiderò una cosa, il nostro corpo non è come la macchina, se qualcosa non va, sia a livello di un organo, sia a livello psichico, il corpo lo rivela: in lui si accende una luce, ops, un “dolore” che vuole catturare la nostra attenzione sul problema.

E’ facile chiedere dove sente il dolore, dopo un torcicollo o dopo una caduta, ma se andiamo su cose che si chiamano: ansia, panico, claustrofobia… quale medico chiede DOVE senti il problema nel tuo corpo? E se prendiamo noi l’iniziativa e diciamo: ho tachicardia, sento oppressione al petto, oppure: mi fa male la pancia, in, oppure: mi fanno male le mascelle e non posso aprire la bocca, quale medico dà così tanta importanza al corpo da prestare attenzione e cura alle “parti” doloranti?. Dopo che constatano che non ci sono “malattie”, ti dicono: “non è nulla è ansia, e ti danno un ansiolitico o antidepressivo, più o meno leggero.

Cosa faccio io?
Dopo che mi sono sincerato che non esistono “malattie”, perché lo dichiara il medico, prendo in considerazione quel “DOVE”, e vado in soccorso del corpo per sciogliere ciò che trovo in “quel” posto, dialogando con quello che sento sotto le mani, per sapere se devo essere delicato o deciso, superficiale o profondo, senza avere paura del dolore, ma entrando in casa, non senza aver chiesto “permesso”, a lui, il corpo, e dandogli quello che mi chiede.

Cosa succede?
Il corpo non mente mai. Il punto dove lui chiede aiuto è anche la chiave della soluzione del problema.

Cioè?
Per esempio: tratti il petto, là dove senti le palpitazioni e ti passa l’ansia. Curi il fisico e il psichico tace.

(Fine prima puntata. Non è una propaganda al proprio mestiere, ma un modo di vedere le cose, anche qui, e soprattutto di verificarle.
Se a qualcuno interessa, continuerò su questo tema con cose concrete… e se no… vi aspetto al varco eh eh eh… sfido chiunque a stare accanto alla persona amata, bellissima, buonissima, intelligentissima… ma piena, non esageriamo, ma con un poco di ansie e paure, da condizionare continuamente la tua vita).



5 Settembre 2006  

PRIMA UMANO

Piuttosto che dividere gli uomini in credenti e atei, credo sia meglio classificarli in umani e disumani, giusti e ingiusti, in coloro che costruiscono la loro vita e la loro felicità assieme agli altri e senza sfruttarli, e in coloro che pensano solo ai cavoli loro e spolpano tutto, fino al punto da lasciare poco anche ai posteri.

Molte ingiustizie, molte tensioni, molte guerre, non sono altro che la conseguenza dell’atteggiamento di coloro che sfruttano ogni mestiere, ogni scienza, ogni possibilità per raggiungere il potere economico e decisionale e per mantenere la certezza di questo dominio.

Non perché uno va in chiesa non possa essere ipocrita, violento, irresponsabile, razzista, usuraio, egoista… Non perché uno è un ottimo avvocato e conosce tutte le leggi, significa che le rispetti, anzi, può conoscere meglio i modi per evaderla.
Non perché uno eccelle in una scienza ed ha titoli da appendere alla parete, significa che sappia trattare la gente, o sappia comprendere il loro animo.

Le intenzioni non si vedono, ma le azioni si; la fede non si vede, ma le opere si. Scienza e coscienza non si insegnano alla stessa scuola e non hanno pari opportunità per sviluppare le loro potenzialità. Ecco perché uno scienziato può essere scontroso, o un bravo chirurgo può essere inumano.
Però almeno sulla carta, chiamiamo “civiltà” quella che esclude il farsi vendetta, il mettere al rogo i cattivi, la tortura, la pena di morte…

I valori religiosi e gli atteggiamenti spirituali, non attecchiscono se non in una coscienza profondamente civile ed umana.
Un egoista, usuraio, ladro, violento, razzista, prepotente… Non serve né alla società civile né a quella religiosa. La società civile ha le sue leggi per valutarlo e giudicarlo, la religione può dire: “dalle loro opere li riconoscerete”, poiché se è facile apparire diversi, ognuno rivela chi è in quello che pensa e in quello che fa tutti i giorni.

Lo sforzo di una società o di una religione deve mirare a che ogni persona faccia suo il valore intrinseco di ogni azione


( Cari amici, poichè non riesco a pubblicare nuovi interventi, ma riesco solo a modificare quelli già fatti, non preoccupatevi della data e degli eventuali commenti fuori tema. Poichè mi toccherà aggiungere un tema ad un altro. Ciao a tutti ).

7 Agosto 2006

Mi piace suonare la chitarra e comporre canzoni, ciò nonostante o forse proprio per questo, mi chiedo come fa un cantante a cantare per anni, per decenni, le stesse canzoni senza annoiarsi.
Belle per quanto siano… mestiere per quanto sia… dire le stesse cose per anni e anni…

Amo la musica, certe melodie mi fanno venire la pelle d’oca, altre quasi le lacrime; la voce di certe interpreti mi suscita ammirazione e non mi stanco di ascoltarli.

“Ogni santo ha i suoi devoti” e ogni cantante ha i suoi fans.
E’ la voce, sono le parole della canzone, è l’espressione, è lui o lei a diventare IDOLO.
Una canzone può esprimere la nostra vita, la nostra esperienza, i nostri desideri. Una musica, un ritmo, ci possono piacere e basta.

Ma un cantante è solo un “interprete” di una canzone, spesso scritta da altri, spesso musicata da altri ancora, eppure se ne prende tutti gli elogi.
Ad essere obiettivi dovremmo elogiare la sua voce, ma di quello che dice dovremmo elogiare l’autore, e della melodia dovremmo applaudire il musicista.
Invece si prende tutto lui, a tal punto che lo identifichiamo con la canzone, come se fosse tutta sua, anzi come se lui vivesse quello che canta.

Qui si apre un altro capitolo: I cantanti come gli oratori, come i politici, come i preti, sono tutti bravi a parlare, ma tra il dire e il fare…
Lasciatemi dire la mia: Voi musicisti, scrittori, cantanti, poeti, politici, predicatori… fatemi vedere le vostre opere ( non pretendo cose grandi né difficili ), voglio vedervi un minimo di coerenza, o se no, fatemi vedere quello che fate coi vostri quattrini ( visto che quando si va al sodo, si scrosta la vernice superficiale e appare la sostanza ).

“Santa subito” a Madonna. Per quali delle cose che ha fatto con i soldi dei suoi ammiratori?
Preferisco fare santi, subito, per esempio i tanti medici senza frontiere che, nei diversi focolai di guerra del mondo, rischiando la pelle, senza che nessuno conosca i loro volti e nessuno li applauda, che dico, senza che nessuno li incoraggi, sono al servizio dei più indifesi. Loro si, parlano poco e fanno molto.


29 luglio 2006

                         CANTARE

Io non so come posso fare, come posso spiegare,

se basta parlare, se basta gridare…

io canterò, io canterò …

Canto la notte senza luce e il cielo in tempesta

Canto le foglie cadute dall’albero e i fiori appassiti.
Canto il silenzio e il vuoto, canto tutte le cose brutte.

 

Canto la sfortuna e il  corpo malato.
Canto il volto brutto che nessuno guarda,
quel modo di essere che disprezzano,

Canto la solitudine, il dolore e le cose che nessuno vuole.

 

Io non so come posso fare, come posso spiegare,

se basta parlare, se basta gridare…

Io canterò, io canterò quello che ho visto

Canterò la dignità di ogni cosa che esiste.

 




23 luglio 2006 

Oggi sono andato al mare ( dista solo un chilometro da casa ),l’acqua era calda e non volevo più venirne fuori, il mare calmo e limpido.

Mi sono chiesto cosa potesse insegnarmi l’acqua, o come potevo imitarla.
Essere cedevole e non duro come una pietra, permette agli altri di entrare.
Anche se non ha una sua forma, come le montagne, essa rimane sempre se stessa,mi avvolge senza cambiarmi e senza cambiare, mi fa posto e mi fa sentire com’è.

Troppo calda mi brucia, ma troppo fredda mi congela, in entrambi i casi la rifiuterei.
Mi lava e ristora la mia sete, ma è capace di uccidermi se la usassi per respirare o se sfidassi la sua forza.

Penso al mio rapporto con gli altri e ho voglia di essere cedevole come l’acqua, pur rimanendo fedele a me stesso, per poterli accogliere in me senza cercare di cambiarli, ma offrendo quello che sono, senza troppa “freddezza” né troppo “calore”, per dar loro momenti di serenità, di vera amicizia, di genuinità.

Dopo essermi asciugato ai raggi di un sole caldissimo, sono tornato a casa in bicicletta, sicuro di tornare il pomeriggio, e di trovarlo lì, il mare, libero di essere se stesso e di donarmi quello che è. 

Non pensavo che io dovessi essere come l’acqua: 
prende la forma del vaso in cui si mette,
per essere bevuta. 

Ora so perché bisogna essere
come l’acqua che si versa: 
solamente così gli assetati potranno bere liberamente
e sarà acqua per tutti
nel bicchiere che ognuno possiede.


( Cari amici, poichè non riesco a pubblicare nuovi interventi, ma riesco solo a modificare quelli già fatti, non preoccupatevi della data e degli eventuali commenti fuori tema. Poichè mi toccherà eliminare di volta in volta ciò che ho scritto. Ciao a tutti e buona estate!!!!)

LA DIVISA

Sono molte le persone che hanno bisogno di una divisa per sentirsi qualcuno;

dentro di essa si sentono speciali, scelte, piene di potere, di dignità… alcune,

piene di bellezza, di simpatia, di bravura… altre.

La divisa esprime molto bene il loro animo e il loro modo di trattare gli altri.

Come si fanno rispettare! Come si fanno obbedire!

Come si fanno ammirare, acclamare, applaudire ed osannare!

 

La laurea, la carica, il posto di responsabilità… sono un privilegio

che pongono alcuni nella crema della società.

Meritevoli o no, c’e tanta voglia di apparire, di essere importanti,

rispetto alla massa anonima e priva di valore.

 

I giovani e soprattutto i ragazzi hanno bisogno di un vestito alla moda,

dentro il quale sentirsi come gli altri,

dentro il quale non sentirsi diversi e quindi esclusi.

Mentre gli adulti preferiscono un vestito particolare, unico,

con il quale distinguersi dagli altri, possibilmente in meglio.

2006/7/13

QUEL CHE HO VISTO

Ho visto il mondo con gli occhi di bambino, tutto era grande: le montagne, gli alberi, le strade, i luoghi in cui giocavo…
Sono tornato anni dopo e tutto mi è sembrato più piccolo.

Ho visto padri e madri severi, ho visto uomini virili e forti…
Li ho rivisti anni dopo: erano come agnellini e deboli sotto il peso degli anni.

Ho visto la varietà delle età umane e le persone passare da un gioco all’altro, da un intrattenimento all’altro, da un fanatismo all’altro.
Ho visto poveri non chiedere niente, ho visto famiglie vivere con poco, dai loro occhi traspariva la semplicità e l’innocenza dei bambini.

Ho visto compagni della mia infanzia morire nel fiore della loro età, i loro volti sono ancora davanti a me.
Ho visto un vedovo sposarsi più volte, ne ho visto un altro morire di dolore e seguire la moglie.

Ho visto persone che hanno vissuto dolori fortissimi, senza disperarsi.
Ho visto persone incuranti degli altri e capaci solo di pensare a se stessi.

Ho visto persone aver paura del sesso, ed ho visto quelle che se n’erano fatto un idolo: entrambe non erano felici.
Ho visto persone parlare molto bene e poi in pratica non fare niente, ho visto quelle che in silenzio e nell’ombra erano al servizio della vita.

Ho visto persone fanatiche di perfezione, di moralismi, di leggi più giuste, fanatiche della loro religione e del loro Dio, fino ad odiare gli altri.

Ho visto persone uccidere e maledire, imbrogliare e rubare, fare della vita un commercio e un guadagno, anche se la merce era un bambino, una donna, un lavoratore, un anziano.

Ho visto persone dare il loro tempo per stare con gli altri, dare il loro sapere per venire incontro agli altri, sacrificare la loro vita per salvare dal pericolo quella degli altri.
2006/6/21

Dedicato a Giulia

Quando ci relazioniamo con gli altri,

siamo abituati a considerarli per il titolo che possiedono,

o per il posto che occupano nella società.

Così noi trattiamo con il Dottore, con l’Avvocato, con l’Onorevole,

col Monsignore, con sua Eccellenza reverendissima…

Anche nella vita di tutti i giorni parliamo con l’impiegato,

con il cameriere, con il barista, con il vicino di casa…

Difficilmente siamo capaci di andare al di là degli incarichi

per incontrare la persona e comprenderla come tale.

 

D’altra parte, chi ha un titolo, una responsabilità o un posto,

difficilmente si fa trattare più da persona che da titolare.

Ha fatto tanti sacrifici ed ha chiesto buone raccomandazioni

per arrivare a conquistare una posizione,

raggiunta la quale finalmente può dire agli altri cosa fare,

è degno di ammirazione e di rispetto

a tal punto che in certe occasioni  ammonisce: “lei non sa chi sono io!”.

 

Anche nella famiglia, dopo molti anni che si sta insieme,

spesso succede che non ci si comprende, o peggio, non ci si conosce.

Anche lì, infatti, la relazione con il papà e la mamma è con il loro ruolo:

lavorare, mantenere la famiglia, pulire, far da mangiare…

Stessa cosa può avvenire tra marito e moglie, che hanno i loro doveri coniugali

e con i figli, quando sono usati dalle aspirazioni dei genitori.

Pure nella cerchia più intima i fidanzati hanno i loro ruoli

e gli amici, se sono tali, devono comportarsi in un certo modo.

 

Raramente si vede nell’altra persona una creatura

che ha idee, sentimenti e un vissuto che sentirebbe più leggero

se avesse la possibilità di essere compresa come amica.

 

Esistere è il Dono di essere presente,

e ogni cosa, esistendo, fa un solo regalo, quello della propria Presenza.

 

L’amicizia è l’esperienza del dono disinteressato e reciproco di questa presenza.

Il cuore dell’amico diventa la nostra casa, mentre il nostro finisce di sentirsi solo proprio perché è pieno della sua presenza.

 

Quando l’amicizia non è “interessata, fa fare l’esperienza più bella e profonda della vita, molto di più dell’innamoramento, che esclude gli altri per ridursi a due, e che in ogni caso senza vera amicizia diventa esso pure un’utopia.

2006/6/16

L'AMORE NON VIVE DI RENDITA

Sei la persona più importante della mia vita. Per stare con te farei qualsiasi cosa. Dove andrai tu verrò anch’io. Non importa dove, non importa come, l’importante è stare insieme. Sei la mia vita, la mia gioia, la mia pace, il mio tesoro, il senso della mia vita. Sento che sono nato per te e voglio vivere per te. Ti penso sempre e quando non sto con te non vedo l’ora di vederti, di sentirti, di parlarti, di abbracciarti.. Mi piace il tuo viso, i tuoi occhi, le tue labbra. Mi piace il tuo modo di fare: quando ridi e quando ti arrabbi. Mi piaci tu e tutto quello che fai, pensi e dici…” .

L’innamorato fa della persona amata l’idolo della sua vita, stravede per lei e ruota attorno a lei come un pianeta lo fa con il sole. Il suo desiderio è di vivere insieme il più possibile, di condividere tutto e di darsi tutto… finché insieme decidono di sposarsi per realizzare il loro sogno.

Ora finalmente vivono il loro amore nella vita di tutti i giorni. Ogni giorno manifestano e conoscono il loro modo di rapportarsi alle varie situazioni: Il lavoro con le sue soddisfazioni e frustrazioni, la casa da accudire e portare avanti, i vari impegni con i loro stress, gli amici con la loro compagnia e le loro delusioni, i genitori a volte invadenti a volte di aiuto, i figli con le loro malattie e il loro carattere diverso da come lo si aspettava…

Nei mesi e negli anni vengono fuori, per scelta o per necessità, il modello e lo stile di vita di ognuno, dove risaltano i valori e il tempo dedicato ad essi. Vengono fuori il carattere con le sue qualità ed i suoi difetti e la volontà con le sue capacità ed i suoi limiti; viene fuori ciò che si sa fare e quello che non si sa fare, ciò che si desidera e quello che non piace. Viene fuori il modo di vivere, di affrontare la vita e costruire il futuro, che può essere uguale a quello dell’altro e quindi facilmente condivisibile, oppure diverso ed ha bisogno di molto dialogo per integrarsi.

L’amore si dimostra nella vita comune; altro è vivere e decidere da soli, altro è confrontarsi sempre con il compagno. La vita comunitaria passa in rassegna ogni lato del carattere, ogni giorno e ogni notte, nel concreto delle sfide della vita. La vita familiare si nutre di dialogo, di ascolto, di apertura mentale che i singoli componenti devono avere immancabilmente. Non ci si può rinchiudere in se stessi, aspettando che l’altro capisca quello che non si dice; non si può imporre all’altro quello che si è deciso senza consultarlo.

L’amore si dimostra con i fatti, poiché non vive di rendita; ogni giorno ha bisogno di alimentarsi con parole e gesti autentici, specialmente perché, maturando con l’età, le persone sentono di avere una più profonda identità, di avere altri gusti, altre idee, altri progetti… sentono che sono cambiate. Ecco perché coloro che si amano devono sempre aggiornarsi tra di loro, per non correre il rischio di convivere con una persona che non esiste più e quindi di non riconoscere più.

Ogni giorno gli innamorati sono veramente due che devono diventare uno: nei pensieri, nei desideri, nei progetti… ed anche nei loro corpi, che hanno bisogno di essere esplorati e, in un dialogo senza fine, compresi. Tutto quello che ognuno vive, di bello o di brutto, lo vive anche con il corpo, il quale mostrerà come in uno specchio fedele, tutta la salute, la pace, la serenità, l’ardore, la grinta, la felicità… che vive, oppure tutte le sue paure, ansie, difficoltà, preoccupazioni, malattie…

La delusione di trovarsi con un coniuge che ora si comporta diversamente, che rivela di avere una scala di valori diversa, per cui imposta la vita diversamente da quella sognata, sfocia nell’infelicità e nell’appiattimento della vita di coppia. Alcuni si separano per “incompatibilità di carattere”, altri si costruiscono i propri spazi in cui sopravvivere o realizzarsi autonomamente, facendo anche vita comune; altri hanno la forza e il coraggio di mettersi in discussione, per rivedere scelte e comportamenti, per dirsi di nuovo cosa vogliono dalla vita, con chi e per chi vogliono viverla, quale prezzo sono disposti a pagare pur di raggiungere il loro fine, senza tradire la loro identità.
2006/6/10

LA RELAZIONE CREATURALE

L’uomo è un essere sociale e come tale è fatto per la relazione,

Nella relazione egli ha l’opportunità di scoprire sia se stesso che gli altri,

venendo a conoscenza di quello che è capace di fare e di sentire per loro.

E’ nei riguardi degli altri che vivrà l’altruismo o l’egoismo,

la compagnia o l’isolamento, l’invidia, la gelosia, l’inganno… o l’opposto.

 

L’unica relazione degna dell’essere umano

è quella che nasce da un cuore che sa amare disinteressatamente.

E’ una relazione che si può definire creaturale,

che porta ad amare l’altro solamente perché questi esiste,

non per quello che fa o pensa, non per le qualità che ha, né per la sua fede,

ma solamente perché è creatura come lui.

 

Di solito le persone si sentono molto amiche e pensano che a unirle

sia il fatto che hanno gli stessi interessi, gli stessi gusti,

le stesse esperienze, le stesse idee, gli stessi sentimenti…

e succede che cambiando interessi, esperienze… o anche solo paese,

finisce l’intesa e nasce l’indifferenza.

 

Invece chi ama un altro come creatura,

sa che è una persona unica, misteriosa, libera, sempre in crescita;

per questo con la delicatezza e la sensibilità di chi ci tiene,

non sarà mai assente, anche se lontano,

e mai cesserà di desiderare il bene totale dell’altro, anche se cambia.

 

E’ possibile una relazione così?

Eppure è l’unica che si merita la definizione di “umana”.

L'AMICIZIA

 

L’amicizia è la realtà più bella della vita,

essa nasce spontanea tra alcuni esseri viventi, mentre è difficile con altri,

si dà non solo tra le persone ma anche tra animali, e tra questi e l’uomo.

 

E’ incredibile la festa che un cane fa al suo amico-padrone,

come sia deciso ad affrontare il pericolo per salvarlo da esso,

come stia triste e lo cerchi quando il suo amico è assente o muore.

Pensi che il cane faccia tutto questo perché riceve cibo?

Quello che li lega va ben aldilà delle parole,

perché esiste un linguaggio e un’intesa fatta di gesti, di sguardi,

di complicità, di simpatia, di un’attrazione misteriosa e piacevole…

 

Se ciò è possibile con gli animali, tanto più tra gli esseri umani,

anche se fra loro ci possono essere molte realtà che ostacolano l’amicizia:

sono le mille cose che occupano altrove il loro tempo,

la loro attenzione e soprattutto il loro cuore.

Mentre l’amicizia respira solo l’aria pura di un cuore sereno,

disinteressato e presente, tutto intero, nel momento che si sta insieme.

 

L’amicizia fa vivere l’altro in se stessi, perché si ama quello che l’altro è e fa.

Per questo piace come l’altro è fatto, come pensa, come si veste, come si muove,

e si sta bene in sua compagnia da non stancarsi mai.

Con l’amico si può parlare di tutto, con la massima confidenza,

dagli argomenti più privati ai desideri più grandi, ai progetti per il futuro.

 

Tra amici, tutto questo si dà spontaneamente.

E’ l’amicizia che fa dono delle sue realtà a coloro che la vivono,

facendoli sentire come una fontana dalla quale sgorga, abbondante,

un’acqua fresca e buonissima che non è frutto della fontana,

ma di una Sorgente infinita che li nutre, li disseta, li lava, li vivifica…

 

Come una pianta ha bisogno del suo habitat per crescere rigogliosa e fiorire,

così pure l’amicizia non prospera se non a precise condizioni,

prime fra tutte la semplicità e l’altruismo.

L’amore di amicizia è così grande e radicale, così profondo e totale,

che il suo tradimento causa il dolore e la delusione più grandi.

Viceversa, la sua fedeltà nel tempo, nonostante le prove e le difficoltà,

è il regalo più bello che la vita possa farci.

2006/6/7

ANIMA E CORPO

A tante persone non piace il loro corpo perché è grasso, corto, brutto… specialmente se è la moda a suggerire un “modello”; se potessero costruirsene uno secondo i loro gusti, lo farebbero subito! ma avere un corpo non è come avere un vestito o un bagaglio.

Da bambini ci è capitato di chiederci come saremmo stati, se la mamma o il papà fosse stata un’altra persona, per poi renderci conto che, in realtà, non saremmo nati noi.
Ognuno è quello che è grazie al corpo che ha; un corpo diverso significa anche una persona diversa, perciò rifiutare il proprio corpo significa rifiutare se stesso.

Ogni corpo ha la sua perfezione e le sue proporzioni. Ognuno è unico e può vantarsene; grazie al suo corpo ha sentimenti, emozioni, pensieri, desideri, ha un modo originale di essere, di muoversi, di relazionarsi; grazie al suo corpo può compiere tante cose e realizzare i suoi sogni.
Il nostro modo di essere è corporale.

Se siamo rilassati, sereni, soddisfatti… lo siamo con il nostro corpo; se siamo tristi, ansiosi, paurosi… sperimentiamo che gli occhi si chiudono per piangere, lo stomaco rifiuta il cibo o non lo digerisce, dentro il petto, oppresso, il cuore palpita all’impazzata, un nodo stringe la gola, le mascelle stringono i denti, le spalle si alzano; la contrattura muscolare irrigidisce l’una o l’altra parte del corpo.

Ognuno avrà i propri sintomi, ma saranno tutti localizzati nel corpo, anche quando il malessere è psichico o spirituale.
Anche la nostra realtà mentale, sentimentale, spirituale è vissuta nel corpo. Un insulto, non è percepito solo dalle orecchie, o ragionato solo dalla testa, ma è vissuto, oltre che dall’animo, da tutto il corpo: dal cuore, dal fegato, dallo stomaco… dai muscoli, dalle vene, dai nervi… cioè da tutta la persona!

L’essere umano è corpo ed è spirito. Non esiste e non si realizza un’anima senza un corpo. Non esiste e non vive un corpo che non sia animato da uno spirito umano.
Siamo un corpo animato, uno spirito incarnato; se vogliamo funzionare bene dobbiamo conoscere entrambi gli aspetti, e soprattutto la relazione che c’è tra di essi.

Non possiamo essere felici nel corpo e tristi nell’anima, o viceversa; non c’è tentazione nel corpo senza che l’anima non ne prenda parte, e viceversa.
Si ama o si odia, si soffre o si gioisce con l’anima e con il corpo, cioè, con tutto ciò di cui siamo fatti.

Quando il corpo è brutto, invalido, deforme, paralizzato… Allora viene in risalto la mente che pensa, il cuore che ama, l’intelligenza che capisce, la volontà che decide… basta andare aldilà di quelle apparenze che intimidiscono alcuni, intimoriscono altri, schifano altri ancora.
Mi guardano come se fossi un bambolotto, senza dirmi nulla… Sono paralitico, ma la testa mi funziona”, era il commento di un amico.

Quando uno si innamora, capisce che amare l’altro diventa un prendersi cura di lui; oltre all’attrazione per tutto quello che piace dell’altro, del suo corpo e del suo modo di fare, sperimenta l’amore per le imperfezioni e i difetti, perché sono della persona amata.
Allora l’amore, da ideale e teorico, diventa reale, vero e PERSONALE.

Prendersi cura dell’altro vuol dire essere capaci di guardare la sua totalità, preoccupandosi sia del suo corpo che della sua personalità. Solamente i falsi spirituali disprezzano il corpo e le cose materiali, temono il corpo perché la loro mente e il loro cuore non sono capaci di guardarlo e di viverlo in tutti i suoi aspetti, in tutta semplicità.

Solamente i falsi uomini di scienza negano lo spirito e le sue realtà, perché non hanno strumenti adatti per studiarlo e capirlo.
Solamente i superficiali e coloro che non amano, non sperimentano in se stessi quelle attività tipicamente spirituali.

E’ strano che molti pensatori neghino lo spirito, forse è perché non si sono mai innamorati o non amano più. Solo coloro che non hanno il coraggio di entrare negli occhi di una persona, non ne scoprono l’essenza che le anima e le agita.

Aldilà delle fattezze umane, dei suoi colori e delle sue forme, in ogni volto, in ogni sguardo, in ogni linguaggio che nel corpo si manifesta, c’e una persona capace di pensare, di volere, di intendere, di amare. C’è una persona che, se la lasci manifestare, è capace di interpellarti, di farti sentire importante e di dare senso alla tua vita.

Se hai deciso di amare, ama con tutta l’anima e con tutto il corpo; non dividere mai l’una dall’atro; ama tutto il corpo e tutta l’anima dell’altro, solo così potrai essere sicuro di amarlo come persona.
2006/6/3

TANTO PER FARMI CRITICARE



Quando ho tempo passo da un blog a un altro, da un space all’altro.

Che si abbia 13 anni o 25, o 40 anni  o più; che uno sia single o fidanzato o sposato, che abbia fede o non ce l’abbia per niente, che sia felice o pieno di complessi, quasi tutti e sottolineo il QUASI,  citano una canzone d’amore, una poesia d’amore, un desiderio d’amore.

Sacro o profano tutti ce l’hanno sulla bocca, desiderando un essere in carne e ossa.

 

Mi manchi, ho nostalgia di te, ti desidero, senza te la mia vita non è la stessa… sembra che non abbia senso, che diventi monotona, grigia…

Penso sempre a te. Pensare a te mi dà tante emozioni, tanti sentimenti, tanta voglia di vivere…

 

A 10 anni, a 50 o a100 anni: viva l’amore! Ma di che stiamo parlando?

Di qualcuno che si prenda cura di noi o di qualcos’altro, di qualcuno che ci apprezzi senza usarci?

Di qualcuno che apprezziamo e sentiamo importante da dedicargli la nostra vita aldilà di come si comporta o a seconda di come si comporta?

 

Io amo tizio e lo vorrei gridare ai quattro venti! Ma chi se ne frega!

Io vorrei scrivere quello che sento dentro di me, le mie foto, le mie canzoni… ma chi ti calcola?

 

Buoni! buoni! Non sono disfattista! Per fortuna nessuno ha il monopolio di ciò che chiamiamo AMORE, perciò ognuno ne può parlare come crede e dove vuole!

Ma visto che nessuno ne può fare a meno, fisicamente, psicologicamente, spiritualmente, lasciatemi dire che non è solo un affare privato, come pure non è un affare filantropico o spirituale.

Ne va della nostra essenza, senza il quale o siamo felici o no, o ci sentiamo soli o no, o ci sentiamo calcolati o no.

 

Invito tutti quelli che non credono all’amore a protestare ogni volta che poeti, cantanti, religiosi e quant’altro vengono citati nei loro spaces. Mentre invito tutti quelli che sentono di amare, a capire e a spiegare agli altri quello che stanno vivendo. Perché se l’amore fosse un affare solo privato e non sociale, dovremmo smetterla di riempire spazi letti da tutti.

2006/6/1

GOCCIOLINE CERCASI(per non sembrare un marziano)

 

E’ spontaneo cercare un parente di cui si sono perse le tracce.
Gocciolina è un nome e se non piace può essere cambiato, poiché si tratta di un modo di essere, di pensare, di agire, è uno stile di vita che uno sente di avere, ma poiché è in controtendenza con quello che si vede in giro nella vita di tutti i giorni, in qualunque ambito, sia sacro che profano, sia politico che religioso, sia pubblico che privato, allora, proprio per non sembrare un marziano abbandonato sulla terra e con la nostalgia del suo pianeta, proprio per questo il “GOCCIOLINE CERCASI” è un segnale inviato dal cuore ad altre esistenze che possano recepire la stessa lunghezza d’onda, con la speranza che esistano e rispondano, mandando un segnale di ritorno.

(Mi scuso anticipatamente con le altre lunghezze d’onda, o con chi la pensa diversamente, il mondo è vario e lo so bene, se poi ritengono che, facendo parte dello stesso mondo, siamo soggetti alle stesse leggi di madre natura, che vorremmo scoprire e commentare insieme, allora si accettano tutti i tipi di interventi e in qualunque forma, tranne quello di mandare a quel paese gli altri perché la pensano diversamente, non per nulla , ma perché già a quel paese ci stiamo).


             SINTESI DI QUELLO CHE PENSANO LE GOCCIOLINE

Ogni scienza ci propina le sue scoperte teorizzando ciò che ha imparato dalla natura, studiando il suo comportamento, tanto che un asserto è scientifico se è riproducibile e verificabile. Anch’io voglio guardare la natura per capirci qualcosa di ciò che chiamiamo "esistenza", senza mangiarmi il cibo già cotto e confezionato dalle culture, religioni, ideologie, mode e quant’altro. 

                                           
OSSERVO CHE:
1) OGNI COSA NASCE DA ALTRI.
Persone, animali, piante, avvenimenti, sono frutto o risultato di qualcuno o qualcosa che li ha preceduti. Poiché nessuno si è fatto da se, poiché nessuno, rispetto agli altri, è nato in modo diverso, poiché nessuno si è scelto e nessuno ha fatto qualcosa per meritare di esistere, di ricevere cellule, organi, capacità, talenti… ne consegue che
tutti siamo creature e quindi che nessuno è superiore agli altri.

2) OGNI COSA NASCE PICCOLA, FRAGILE, INDIFESA.
Persona, animale, pianta, nessuna diventerebbe adulta se chi, essendo più grande e più forte se ne approfittasse per distruggerla, o se qualcuno non si prendesse cura di lei per proteggerla. Poiché tutti coloro che sono adulti non possono dire di essere ancora vivi sol perché l’hanno scampata alla violenza di un adulto, ne consegue che
non è la violenza, né la legge del più forte quella che regola e promuove la vita e l’evoluzione.

3) OGNI COSA CHE VIVE SI NUTRE DI ALTRE COSE.
Non solo le persone, gli animali, i vegetali, ma tutto ciò che è vivo a livello cellulare e anche più piccolo, finché vive si nutre. Poiché non c’è vita senza mangiare gli altri e ogni vita ha bisogno di altre vite, ne consegue che non solo non si nasce senza gli altri, ma non si vive senza gli altri.

Detto ciò mi chiedo se gli altri sono solo prede da mangiare, da sfruttare, da usare. Mi chiedo se è normale, dopo che una vita si sviluppa e si evolve, che essa pensi a se stessa e sfrutti il resto.

OSSERVO che in natura è vero che il predatore, forte o grande o astuto, mangia la sua preda, spesso più debole, piccola o ingenua. Ma osservo pure che i grandi dinosauri sono spariti e le piccole formiche ancora sopravvivono; osservo pure che microbi e batteri, instaurando una malattia possono distruggere un gigante pieno di vita.

OSSERVO che il forte ed il potente dominano e schiacciano il debole, lo schiavizzano e lo fanno fuori, ma osservo pure che l’unione fa la forza dei deboli, come tanti granelli di sabbia, unitesi in tempesta del deserto, sono capaci di seppellire un cammello; similmente osservo come la divisione fà la debolezza dei forti.

OSSERVO che in natura il grande è costituito da ciò che è piccolo, il visibile da ciò che è invisibile, che ogni vita ha le sue astuzie per difendersi e continuare a vivere.

OSSERVO che abbiamo ricevuto non solo gli occhi, ma anche la vista, non solo lo stomaco, ma anche la digestione, non solo il cervello, ma anche la sua sconfinata ricerca.

OSSERVO che la natura non solo non ci fa mancare l’aria per respirare, ma neppure il necessario affinché ogni cosa che vive si alimenti e si realizzi fiorendo e fruttificando. Nonostante terremoti, inondazioni e disastri, la vita continua e spesso proprio là dove aveva prevalso la distruzione.

OSSERVO che la natura ci fa trovati “fatti” e che costruisce silenziosamente le vie su cui cammina la nostra evoluzione.

Per tutti questi motivi ritengo che la GRATUITA’, cioè il GRATIS che la natura ci sbatte in faccia ogni giorno, per scuoterci dal nostro arraffare, impossessarsi, imbrogliare… Sia la LEGGE universale che la natura ha come suo modo di essere e di agire, a tutti i livelli del suo sviluppo, e dia il SENSO all’esistenza.

Detto ciò, attraverso questo punto di vista la Gocciolina guarda il politico e il sociale, il pubblico ed il privato, il sacro ed il profano per misurarne e valutarne il grado di autenticità a seconda della rispondenza con la legge della GRATUITA.
2006/5/30

QUELLO CHE RESTA

Sono andato a trovare una ex vicina di casa che ora sta con la figlia.
Compiva 102 anni, portati bene fino ad alcuni mesi fa, da quando, come si dice, le “arterie” la fanno sparlare.

Fra le tante persone che chiama spesso ci sono io, cosa insolita, se si tiene conto che in questi ultimi venti anni ci siamo visti poche volte e che negli anni precedenti io abitavo a Roma e andavo in Sicilia 3 volte l’anno. Le chiedevano: “Ma cosa ti deve fare Franco”. “Lui lo sa” era la risposta.

Lei aveva 60 anni quando io ne avevo 12, eppure sono rimasto nel cuore di questa signora, e ciò ha commosso me quanto ha stupito le figlie.
Quando la visitavo, negli anni scorsi, lei mi diceva che non si dimenticava del fatto che io andassi al negozio di alimentari per comprarle ciò di cui aveva bisogno, anche se quando mi chiedeva se dovevo andarci, c’ero già stato e le dicevo di si.

Penso che non sono stati i servizi, ma la delicatezza e un modo di trattarsi che mi hanno permesso di entrare nella vita di una persona a tal punto che quando la testa non ragiona più, il cuore è ancora pieno della tua presenza, sentita e chiamata per istinto, come quella della madre.

Questa esperienza non è la prima volta che la faccio, e non solo nei miei riguardi; mi ha fatto pensare che i veri rapporti durano per sempre.
Il rapporto con una persona che ti capisce prima che tu parli, che è al tuo servizio senza fartelo pesare, che ti tratta con il cuore piuttosto che usarti, è un rapporto che incide positivamente nella tua vita, poiché più che la quantità del tempo condiviso è la qualità: istanti in cui si è dono reciproco disinteressato,e quel dono, silenziosamente rimane dentro per sempre e produce frutto per sempre.
2006/5/28

DIALOGHI... di chi?

LEI: Come potrò dimenticare il giorno che ti ho visto! Come potrò esprimere tutto quello che ho sentito! Fino ad allora i miei occhi avevano contemplato i misteri dell’universo e le meraviglie della natura. Tutte le notti guardavo le stelle: la loro esile luce mi dava tanta tristezza. Guardavo estasiata i paesaggi e il miracolo della vita che dappertutto nasceva e si muoveva. Mi sentivo accarezzata dal vento, baciata dai raggi del sole, invitata a sorridere dai colori e dal profumo dei fiori… Però quella strana tristezza rimaneva in me e non mi lasciava. Solo il giorno che ti ho incontrato ho capito che avevo nostalgia di te.

LUI: Si incontrarono i nostri sguardi e si incontrarono i nostri esseri. Mai ho visto paesaggio così bello come il tuo corpo, e in esso, quello che i tuoi occhi riflettevano. Potrò dimenticare il tuo sguardo incantato? i tuoi occhi che, fissi su di me, mi fecero sentire al centro dell’universo? Quante volte avevo rivolto la mia parola e il mio canto alle creature che con me condividevano il giorno e la notte… ma esse non mi rispondevano. La loro voce si univa alla mia, quasi in una stessa lode. Non così i tuoi occhi. Non ci eravamo ancora detto niente ed essi già si parlavano e si capivano.

LEI: “Sei carne come me”, mi dicesti con un tono di chi non crede ai suoi occhi. Mai parole furono così belle per me. Quello fu il primo e il miglior elogio che mi hai fatto. Con quelle parole ti sei rivelato e mi hai conquistato. Ti sei rivelato creatura umana come me; mi hai conquistato perché ti ho sentito fratello e compagno. Sentii che erano i tuoi occhi che cercavo nella luce delle stelle, ed era la tua presenza che cercavo in tutte le cose.

LUI: Per la prima volta qualcuno mi chiese: “Chi sei?”. Per la prima volta qualcuno mi poteva parlare, e per la prima volta potevo dialogare. Per la prima volta compresi per chi potevo vivere.

LEI: “Sono creatura per te”, fu la tua risposta. Esisterà parola più bella? Hai riconosciuto che sono come te, e questo mi ha riempito di gioia; però quando ho ascoltato questa risposta mi sono sentita avvolta da una sensazione misteriosa, come un fuoco che andava concentrandosi sempre di più… Volevo parlare ma non potevo… Non mi aspettavo tanto dalla vita! Fu così che in me nacque l’amore! Giorno benedetto che non dimenticherò mai

LUI: Quello fu il giorno in cui sentii che la mia vita cominciava. La felicità che mi invase mi fece sentire in comunione con tutte le cose, a tal punto che percepivo la loro presenza così chiara, quasi fossero coinvolte nella nostra storia.

LEI: Quel giorno è finita la nostra solitudine, la tua in me, la mia in te. Mi hai chiesto: “Dove abiti?”, ed io che avrei potuto rispondere: “Vivo nel giardino della vita che Dio creò, il cui tetto è la sua presenza infinita che mi protegge”.
Io mi sentivo conquistata da quell’incontro, e mentre le parole non volevano uscire per darti una risposta, sentivo che non avrei continuato a vivere la stessa vita di prima.
Tu mi hai teso la mano ed hai sorriso, ed io mi sono avvicinata e mi sono seduta al tuo fianco.

LUI: Ricordo ancora il nostro primo dialogo, fatto più di sguardi che di parole e l’emozione della tua meravigliosa presenza vicino a me.

LEIAll’improvviso ti alzasti e ti sei messo a ballare pieno di gioia ed io per la prima volta sentii di essere la tua gioia e di condividerla con te. Mi alzai e ti invitai a seguirmi, finché trovai il fiore che mi piaceva di più; volli raccoglierlo per darti la sua bellezza e regalarti il suo profumo.

LUI: Sento ancora quel profumo e vedo ancora quel tuo gesto di darmi il fiore. Da allora mi hai preso per mano ogni volta che volevi invitarmi nel mondo delle cose che più ti piacevano, ed a me è sempre piaciuto questo tuo modo di fare.

LEI: Tu invece salisti sopra un albero e mi ha dato i suoi frutti più maturi. Non volli finire di mangiarne nessuno senza darlo anche a te. Ero così emozionata e felice che mi sono messa a piangere di gioia.

LUI: Fu allora che ebbi tanta voglia di abbracciarti e fu così bello che non volli più allontanarmi da te…

LEI: Mi sono addormentata ascoltando i battiti del tuo cuore…

(CONTINUA... VUOI CHE CONTINUI?  )

DA UN SONNO ALL'ALTRO (a mio figlio)

Chino sulla tua culla ti guardo mentre dormi, bambino mio, beato e mai sazio di guardarti, mi sento avvolto nella pace che da te e dal tuo volto sereno si diffonde intorno.

Dormi tranquillo e ignaro di tante cose, abbandonato al volere della vita e di coloro che la vita ti hanno dato. Adesso sei così piccolo e indifeso come lo sono stato io un tempo, e guardandoti mi assale l’emozione di vedere me in te di pochi giorni.

Sei così piccolo, ma sai già sorridere, dicono che è perché vedi gli angeli. Se ridi è perché sei contento, e la tua gioia è anche la mia.

Da dove vieni, figlio mio?
Dalle viscere più profonde di noi tuoi genitori. Vieni da un “sonno” profondo che con sapienza ti ha modellato e formato.

Vieni da un sonno misterioso che ti ha introdotto in questo modo di essere che sei tu, pieno di vita nuova. Ignaro tu, ignari noi pure, ma sveglia e precisa la vita che fin qui ti ha condotto e continua a condurti lungo il suo cammino… mentre tu dormi.

Un giorno, figlio mio, sarai tu a starmi vicino, mentre io, dormendo, mi abbandonerò ad un altro sonno misterioso. In quei momenti sarai tu a porti delle domande, guardandomi in balia di un destino che chiamiamo morte.

Quel sonno che ogni notte chiude i miei occhi, come li custodiva chiusi all’inizio della mia avventura nell’esistenza, tornerà a chiuderli per un’altra grande avventura…
Mi farò avvolgere da quel sonno, abbandonandomi a lui come al letto di ogni sera, come all’amico più fedele, alla madre più amorosa, al Mistero più Buono.

Non ho motivi per chiamare morte una realtà sconosciuta che in quest’avventura mi ha dato tantissime cose. Ogni notte, nel sonno, noi siamo inattivi, silenziosi, impotenti.
Che motivi ho per non credere una seconda volta nella vita, se essa, senza chiedermi nulla, la prima volta mi si è data tutta e mi ha dato tutto?

Ignaro ma tranquillo, impotente ma fiducioso mi abbandonerò al volere della VITA.
2006/5/26

LA SCUOLA DELLA VITA

LA SCUOLA DELLA VITA

 

 

L’acqua sazia la sete, ma essa può causare la morte annegandoci.

Il fuoco protegge dal freddo, ma esso può uccidere bruciandoci.

Il cibo nutre, ma esso può rendere obeso il nostro corpo.

 

Una lezione che la vita ci fa è la giusta misura per ogni cosa.

 

Colui che non ha fame non potrà mangiare, chi non ha sete non potrà bere,

chi non riesce ad eccitarsi non potrà fare l’amore.

Non basta vivere, occorre anche avere il senso della vita;

non basta l’organo, ma anche la sua funzione.

 

Se è un Dono vivere, è un dono perfetto il fatto che ogni singola parte funzioni,

poiché non basta avere un cuore per amare né uno stomaco per avere fame.

La gratitudine più grande è quella di riconoscere che abbiamo

la forza di vivere, la voglia d’amare,

l’entusiasmo di agire, la gioia di stare con gli altri,

la perseveranza, la fiducia, la speranza, lo spirito di sacrificio

 

Un’altra lezione è che non si può vivere senza avere fame,

senza avere voglia, senza avere interessi,

senza avere stimoli, senza essere appassionati, senza avere ideali…

 

C‘è ancora una lezione che la vita ci fa in ogni cosa che viviamo,

è che per vivere abbiamo bisogno degli altri:

aria, acqua, cibo di cui nutrirci, persone con cui relazionarci.

 

Generalmente si vive il respirare, il bere, il mangiare come una necessità

e la socialità, l’amicizia, l’innamoramento come un fatto naturale,

senza afferrarne la loro lezione più importante:

 

Nessuno vive per se stesso, ma per gli altri e con gli altri.

Come abbiamo bisogno degli altri per vivere,

anche gli altri hanno bisogno di noi per vivere.

Per vivere.

 

Habbiamo bisogno degli altri per vivere, dunque li uso, li spolpo, li mangio,

secondo una logica di prepotenza e di sfruttamento.

Oppure imparo e faccio mia la logica della natura, che, in un certo qual modo fa si che ogni cosa sia cibo per le altre, mentre esse pure si nutrono delle altre.

Nelle persone, per non venire sfruttati, questo può avvenire solo per libero e volontario dono d'amore.

2006/5/23

STORIA DELLE GOCCIOLINE

C’era una volta, nel cielo azzurro, una Nube bianca, le piaceva viaggiare intorno al mondo, correndo, danzando e formando disegni con i suoi movimenti. In primavera era incinta di molte gocce d’acqua, ma continuò il suo cammino intorno alla terra, poiché le piaceva guardare i paesaggi che mutavano da un luogo all’altro.
Ogni tanto le gocce più mature lasciavano il suo ventre e si lasciavano cadere; fu così per tutte loro, cadendo in diversi luoghi della terra, prima che la Nube sparisse nel cielo infinito che l’aveva vista nascere.

Questa è la storia di alcune Gocce d’acqua di questa nube viaggiatrice; cadute sulla terra, impararono da essa tante cose, con i suoi prati, alberi, fiori, farfalle, uccelli e quel fango che ricorda a tutti la loro parentela creaturale.

Nella campagna avevano visto le instancabili formiche lavorare per vivere, e gli uccelli fare il loro nido e nutrire i loro piccoli. La vita dura della campagna rende più solidali i suoi abitanti, poiché ogni presenza e ogni angolo sono carichi di sentimento.

Avevano visto il timido nascere del sole e il suo rosso tramonto; la sera, quando si alzava la luna, la natura indossava un misterioso vestito, giocando a far loro paura con i suoi misteriosi rumori. La notte spegneva la terra e accendeva il cielo di stelle, invitando tutti a guardare verso l’alto ed ammirare la sua immensità.

Dalla natura avevano ricevuto il dono dei molteplici fiori, il sapore dei diversi frutti, l’ombra delle foglie e il fischio del vento. Avevano respirato l’odore della terra bagnata che si alzava come un canto di lode della moltitudine silenziosa delle cose insignificanti.

Le Goccioline erano cresciute lontane l’una dall’altra; ogni tanto sognavano il cielo azzurro, l’aria libera e altre Goccioline che, come loro, dovevano esistere da qualche parte, ma dopo, risvegliate dalla realtà che le circondava, vivevano come tutti, i cui orizzonti non andavano aldilà di quello che si vedeva. Guardavano tutto quello che la natura offriva: le molte e diverse forme di vita, piene di desideri, come loro; sperimentando entusiasmi e delusioni.
Gli anni passavano… alcune Goccioline stavano più a loro agio insieme, si sentivano amiche e trascorrevano il tempo raccontandosi la loro vita.

  
 
Un giorno incontrarono un’altra Gocciolina che portava con sé il ricordo del cielo, del sole, del vento, di tante cose che aveva visto insieme con sua madre: la Nube.
Mentre lei parlava, il suo trasparente contenuto rifletteva l’azzurro del cielo, il verde dei prati, il canto degli uccelli, la luce del giorno, il sorriso di chi è felice, la serenità di chi sa che la vita è un dono, la pazienza di chi ha imparato a sperare, la fiducia di chi crede nell’amore, l’ardore di chi vuole realizzare i suoi sogni.

Diceva: “Il mio vero nome è “creatura”, perché sono nato da altri. Non mi vanto di quello che sono, poiché l’ho ricevuto, ed anche tutto quello che so e so fare l’ho imparato da altri. Io sono un regalo, poiché non ho chiesto né meritato né pagato nulla per esistere.
Il primo regalo che ho ricevuto è la mia persona, unica e irripetibile, perciò io sono il regalo della Vita a me stesso.

Un regalo che ogni giorno mi sorprende e sembra che non finisca mai di conoscere, perché cresce e si modifica con me, mostrandomi aspetti nuovi del mio modo di essere e dei miei desideri. Un regalo che ha tesori nascosti nelle viscere dei miei geni, del mio carattere e della mia anima, e che pian piano scopro ogni volta che ho il coraggio di cercare e di vivere la solitudine, il silenzio, il vuoto, di superare la noia di un’apparenza squallida e la paura di immergermi nelle profondità del mio essere.


Esistere è il dono di essere presente, ed io, esistendo, ho un solo regalo da fare, quello della mia presenza. Nella vita sono assente se mi lascio impegnare dal passato o dal futuro, dai ricordi o dai desideri, dai dubbi o dalle paure, dai giudizi o dagli interessi, perdendo la possibilità di dare quella risposta che solo io posso dare.

Ogni cosa è dono per tutte le altre cose che esistono. Siamo fatti gli uni per gli altri! Se così non fosse, dovrei affermare che siamo fatti per sbranarci l’un l’altro, perché, per vivere, abbiamo bisogno degli altri. Senza la dinamica dell’essere dono reciprocamente, resterebbe quella del commercio: “io do una cosa a te e tu dai un’altra cosa a me”, oppure quella del dominio: il più forte, astuto, ricco, usa o mangia il più debole.

Una persona rimane sola finché non trova posto nel cuore di un’altra, poiché la vera casa dell’uomo è l’uomo stesso. Solo l’amore rende possibile essere presenti, attenti, cordiali e far fare l’esperienza di stare veramente insieme, poiché solo un cuore che ama capisce un altro cuore.

Perciò l’uomo può comprare tante cose ed accumulare tanti beni, ma non potrà mai comprare il cuore e l’amore, né la libertà e la volontà di un altro; resterà sempre orfano di affetti e riempirà la sua vita di tutte le cose del mondo, senza capacitarsi che, come l’Adamo biblico, non troverà niente che riempia la sua vita e le dia gioia.

Sento di essere me stesso, libero e realizzato, quando sono in sintonia con la creazione e con il suo significato. Sento di vibrare all’unisono con tutto ciò che esiste quando amo. Non dimentico che sono nato nudo, che l’unica cosa che ho portato in questo mondo è me stesso ed ho ricevuto la vita, l’aria, la luce, il latte e l’affetto materno, il cibo, la forza, la salute, la fiducia, l’amore, gli amici… Mi sforzo di non attaccarmi a nulla e di non impossessarmi delle cose. Come non mi vanto, così neppure mi dispero. Al “si” della vita che mi anima, risponderò con il “si” dell’istante che vivo.

Siamo nati per amare! Questa è la scoperta più grande che ogni essere vivente può e deve fare.
La vocazione di ogni creatura è l’amore. L’amore vero non ha mezze misure, ne temporali né spaziali, non ha se né ma, non ha scuse ne alibi. L’amore vero è quello di uno che può dire di se stesso: sono innamorato, sono pazzo d’amore, vivo d’amore, vivo per amare, e sente che è così.

Chi non è innamorato non vive d’amore, non vive per le persone, ma per le cose, per le idee, per i progetti. Solo chi è innamorato sta vivendo la vita, gli altri vivacchiano, perché vivono per se e alla fine si annoiano. Solo l’amore di innamoramento è quello vero, perché ama non delle cose ma una persona, perché fa della persona amata l’ideale della sua vita, perché pensa e agisce in funzione della persona amata, senza manipolarla ne strumentalizzarla, ma desiderando condividere con lei l’esistenza, in un interminabile e sempre nuovo dare e ricevere.

Io sono solo una Goccia e so che esistono altre Gocce come me, tutte nate dalla stessa Nube. E’ la Nube l’Amore vero.
E’ la Nube l’incarnazione dell’Amore. Non possiamo non guardare a lei se vogliamo capire chi siamo veramente e perché siamo così.

Pensavamo che l’amore era quello che sentivamo verso l’amico che ci comprendeva o ci era simpatico, pensavamo che l’amore era passione, desiderio, gioia, entusiasmo. Pensavamo che l’amore amasse il bello, il sano, il forte, il grande, il vittorioso.
Ma la Nube viaggiatrice cantava una canzone diversa, e le sue parole invitavano ad essere come lei se, di lei, se ne voleva condividere la vita.

Cantava la Nube: “Io amo il bello e il brutto, il piccolo e il grande, il sano e l’ammalato, il povero e il ricco, il sapiente e l’ignorante, l’ateo e il credente, il santo e il peccatore, il simpatico e l’antipatico, il libero e il carcerato.
Porto il piccolo sulle mie spalle e sono contento che il grande cammini da se, chiamo il brutto per nome, perché senta tutto il mio amore e do forza all’ammalato, perché non senta di essere solo, ricolmo le mani dei poveri, perché non mi piace l’indigenza, rimando i ricchi a mani vuote quando pensano solo a se stessi, innalzo gli umili e i dimenticati perché sono figli come tutti gli altri, parlo a tutti senza eccezioni, ma mi intrattengo con chi gli piace stare con me”.

“Io sono come il sole che scalda e illumina tutto e verso tutti invio i miei raggi. Io sono come l’aria che da tutti può essere respirata, senza che prima venga chiesta o ringraziata. IO SONO, e quel che sono è per tutti. Chi vive, già mi ha in sé, poiché non c’è vita senza di me, poiché IO SONO LA VITA. Se non lo fossi, sarei creatura o sarei bugiarda”.

“Chi vive senza amare, porta il buio dentro di se, non può vedere né comprendere la realtà, poiché tutta la realtà è Amore. Chi ama, comprende tutto perché entra in comunione con l’essenza delle cose. Esse entrano in lui e lui in loro e sperimenterà che sono una sola realtà: quella che io ho generato
”.

La canzone della nube riecheggia in ciascuno di noi, poiché noi siamo acqua della sua Acqua".

Mentre ascoltavano e guardavano la nuova Gocciolina, dentro di loro si andavano risvegliando tutte quelle realtà. Venivano fuori una ad una come se fossero chiamate per nome, perché erano presenti, sopite, nascoste, dimenticate, per divenire chiare, vive e vibranti.

Come per fare una melodia non sono sufficienti le note musicali, né che esse siano disposte nel giusto ordine e tempo, ma ci vuole colui che, sapendo suonare, dia un’anima a quella sequenza, suonando ora forte ora piano, ora veloce ora più lento, allo stesso modo, quel giorno, mentre la nuova Gocciolina suonava la sua musica, una grande emozione colse le altre, sentendo vibrare le note che avevano dentro.

Questa è la storia di alcuni amici che, quando sono stati insieme, hanno avuto l’impressione che si conoscessero da tanto tempo e che si comprendessero facilmente e profondamente.
Era come entrare in contatto con qualcosa che li faceva sentire più che amici, più che fratelli di sangue.

Sentivano di essere creature, e, come se fossero parti di un’unica matrice, li univa qualcosa di grande e primordiale.
Sentivano di volersi bene come una madre: con lo stesso disinteresse, con la stessa premura e concretezza. Sentivano che erano disposti anche a morire per l’altro: bene prezioso che dava senso alla vita. Tutto questo avveniva senza che nessuna norma fosse pronunciata, nessuna spiritualità, nessun accordo comune, nessuna esortazione. Era spontaneo come la simpatia. Era anche questo un dono inaspettato.

Tra di loro si chiamavano: “Goccioline”, perché dell’acqua ne ammiravano la trasparenza, delle gocce la piccolezza, la semplicità, la somiglianza.
Sentivano di essere Goccioline, ma capivano che la vita doveva essere vissuta diversamente da come erano abituati a fare e a vedere.
Quando stavano insieme erano felici, perché in loro risuonava l’eco della loro comune origine: era il canto della madre Nube che avevano ascoltato mentre stavano ancora nel suo grembo.

Gradualmente imparavano a lasciare quel modo di fare comune a tutti, ma che non era in sintonia con quello della Nube, mentre il loro cuore, di giorno in giorno, diventava una sorgente di sapienza che li istruiva reciprocamente.

Ogni giorno sperimentavano che erano fatti di una stessa acqua e questo li riempiva di emozione e di affetto. Ogni momento, anche se stavano lontano l’uno dall’altro, vivevano con gli altri, per gli altri, dentro gli altri, ospitando gli altri dentro di sé; perciò era spontaneo dire: Grazie perché esisti! Grazie perché ci sei!

Mai amore fu così forte nei riguardi di una creatura, da offuscare quello sperimentato fino ad allora, come figli o fidanzati; un amore che faceva desiderare il bene totale dell’altro.

Poi ognuno continuò il suo cammino là dove la vita lo chiamava a consumare la propria goccia d’acqua. Passarono gli anni, che cambiarono l’aspetto del corpo e della terra, ma essi, folgorati dalla luce, nutriti da ciò che non passa, sono rimasti sempre “Goccioline”: piccoli, limitati, ma veri.

Questa è la storia di alcuni amici che ricevettero il dono di incontrarsi e di riconoscersi per quello che erano: acqua di una stessa Acqua.
Hanno assaporato qualcosa della vera Vita: essere veramente amici! Quella vita per loro è già cominciata e continua senza scalpore, poiché ogni giorno che vivono, nella società che ha ben altri valori, non dimenticano chi sono. Chi è vicino a loro, ne coglie solo la semplicità e la trasparenza.

COMMEMORAZIONE

COMMEMORAZIONE

 

Ogni persona, per il solo fatto che esiste, è un evento straordinario.

Ciascuno ha iniziato la sua vita con una vittoria strepitosa:

tra milioni di spermatozoi in gara è arrivato primo

quello che conteneva lo sviluppo della nostra individualità;

inoltre poteva arrivare primo, ma non trovare nessun ovulo ad aspettarlo.

Abbiamo avuto fortuna!

Siamo il risultato di una vittoria e di un felice e fortunato incontro.

Per questo motivo tutti i nati siamo dei campioni.

 

Ma fra coloro che sono vissuti in epoche passate o sono morti di recente,

voglio ricordare con particolare simpatia e affetto:

 

tutte quelle persone che sono state trattate come “schiave”

o costrette a turni massacranti di lavoro:

nelle miniere, nelle cave di pietra, nei campi, nelle fabbriche…

 

Tutte quelle persone che sono state abbandonate alla loro malattia:

lebbrosi, paralitici, menomati, mutilati, ciechi, muti, anziani, malati infettivi…

 

Tutte quelle persone che sono state sfruttate, violentate, vendute:

bambini, donne, madri, operai…

 

Tutte quelle persone che sono state torturate e uccise:

vittime di odi, di razzismi, di riti propiziatori, di sette religiose,

di mafie, di integralismi, di totalitarismi, di despoti,

di interessi politici, di interessi economici.

 

Chi è più organizzato e chi ha di più vince ed è destinato a vivere,

ma io faccio il tifo per tutti i perdenti della storia:

vittime dell’usurpazione altrui e della sfortuna.

 

Se l’evoluzione cosmica, fra miliardi di tentativi, sceglie il migliore,

io non voglio dimenticare i piccoli , i poveri,

gli ammalati, gli esclusi, i servi, i carcerati, gli ultimi…

 

Ho imparato da Dio e dalla natura,

Il modo di essere secondo il quale chi più ha, più dà,

e chi è piccolo è importante quanto il grande.

socialità

SOCIALITA’

 

 

I sentimenti, il pensiero ed il linguaggio capace di esprimerli e di comunicare, dimostrano che l’essere umano è  sociale,

è fatto per gli altri e per stare con gli altri.

Alcune persone sono timide, altre sono espansive,

ma aldilà del carattere, nessuno è fatto per stare solo.

Di solitudine ci si ammala e si può anche morire,

eppure quanta ne sperimenta il nostro cuore!

anche se è attorniato da tanta gente.

 

In realtà una persona rimane sola 

finché non trova posto nel cuore di un’altra,

poiché la vera casa dell’uomo è l’uomo stesso.

 

Succede che parlando o stando con altre persone,

si ha l’impressione che la loro casa è troppo piccola per stare in due:

sono egoiste e pensano solo a loro stesse.

Oppure la loro casa ha porte e finestre ben chiuse, circondata da un alto muro:

sanno già tutto, non si mettono mai in discussione.

Ci sono altre persone che si presentano bene e ti ricevono con un sorriso,

ma ti fanno restare alla porta e non ti dicono: “entra”.

Altri ancora ti fanno entrare, sembra che stiano parlando con te,

ma hai l’impressione che ti hanno lasciato solo,

perché loro, più che a te, pensano all’argomento di cui si parla.

 

Solo l’amore rende possibile essere presenti, attenti, cordiali e far fare l’esperienza

di stare veramente insieme, poiché solo un cuore che ama capisce un altro cuore.

 

Socialità significa saper stare con gli altri e saper dialogare,

e questo suppone saper accettare tutte quelle differenze

che gli altri ci propongono con la loro presenza.

 

Socialità significa essere capaci di accettare, comprendere

ed andare aldilà delle diversità,

(che ci portano ad avere esperienze, pensieri e sentimenti diversi),

poiché solo così avviene il vero incontro con gli altri,

per scoprire con sorpresa che abbiamo la stessa natura.

 

Allora viene spontaneo chiederci come saremmo noi se fossimo al loro posto.

 

NOI E LA NATURA (dalle poesie di Tagore)

NOI E LA NATURA ( ispirato dalle poesie di Tagore)

 

Le grandi stelle non hanno paura di sembrare lucciole, mentre noi,

piccole creature, abbiamo smania di grandezza, di fama, di potere… 

Viviamo aspirando alla ricchezza,

per poterci vestire all’ultima moda e con i capi  più preziosi,

dimenticando che il vestito più bello è il nostro corpo.

Invece di restare estasiati per il dono della vista,

ci vantiamo degli occhiali che indossiamo.

   

Ci  vantiamo dei nostri idoli: cantanti, artisti, campioni di uno sport,

politici, uomini d’affari, benefattori e uomini pieni di qualità…

eppure il tempo trasforma gli idoli in polvere

e questa creatura, la polvere, si rivela più importante degli idoli.

 

Viviamo aspirando a un posto rilevante, a far carriera, a diventare qualcuno,

a decidere noi la vita sociale, politica ed economica…

mentre ridono di chi brama il potere le foglie appassite che cadono dall’albero.

Passiamo il nostro tempo cercando la felicità, o quanto meno goderci la vita,

finche non ci rendiamo conto che non è strappando i petali al fiore

che avremo nelle nostre mani la sua bellezza.

 

Non siamo fatti per rimanere delusi, ci arrabbiamo e diventiamo violenti;

seminiamo vento e raccogliamo tempesta… finché non facciamo esperienza che quando l’ascia del legnaiolo chiese il suo  manico all’albero, questi glielo diede;

che la radice nascosta di un albero non chiede nulla per riempire di frutti i rami;

che se l’albero non  rinuncia alla bellezza dei suoi fiori, non sarà carico di frutti.

 

Allora se aprissimo veramente i nostri occhi e guardassimo,

vedremmo la nostra immagine in tutte le cose,

se aprissimo realmente i nostri orecchi e ascoltassimo,

udremmo la nostra voce in tutte le voci.

 

Capiremmo che sono un dono il fiore e il suo profumo,

il frutto e il suo sapore, la foglia e la sua ombra,

il tronco e i suoi rami, le radici e il loro posto profondo.

 

Allora contemplando il filo d’erba che perde la sua goccia di rugiada,

e il cielo che al mattino perde tutte le sue stelle,

canteremmo insieme con la cascata:

“Anche se all’assetato gliene basta un poco della mia acqua,
 con grande gioia io mi dono tutta".

2006/5/22

COSE DA INNAMORATI

"Ripeto il tuo nome mille volte al giorno.
Ti cerco dappertutto e in ogni cosa ti incontro.
Cammino per il mondo e lo guardo con te,
in ogni cosa che vedo ci sei sempre tu.

Non mi sento più solo perché tu sei con me,
sei in me più di me. Io mi cerco in te e ti incontro in me,
come un dono immenso che non merito mai.
Se ti lascio un istante non capisco più nulla,
allora cerco il tuo volto, la tua presenza, e questo mi basta.

Questo amore mi riempie e non mi lascia mai,
questo amore mi trasforma e ogni istante mi fa nuovo.
Sono innamorato e non riesco più a dire quello che sento dentro di me".


Nella vita abbiamo bisogno di molte cose: aria, acqua, luce, cibo, vestiti…
sentirci considerati, apprezzati, voluti, desiderati, amati…
Quando ci si innamora veramente,
cioè quando si è capaci di uscire da sé per incontrare l’altro,
quando si è capaci di comprendere l’altro e di desiderare il suo bene,
quando si è capaci di fare qualsiasi sacrificio per stare con l’altro,
per condividere l’esistenza con l’altro…
si fa l’esperienza più travolgente e spirituale della vita.

Si vive per l’altro. Si vive l’altro dentro di sé.
Si guarda, si ascolta, si tocca, si sente …sempre con l’altro e per l’altro
e la natura diventa linguaggio per esprimere i sentimenti,
con le sue scenografie, con i suoi colori, con le sue forme…

Il cielo infinito, lo splendore del sole, la nebbia avvolgente,
la pioggia incantatrice, la luna amica silenziosa,
il canto delle cascate, il fischio dei venti, la voce degli animali.
I colori e le note che insieme danzano, cambiando vestito ogni momento.

Tutto diventa dialogo d’amore, espressione d’amore,
mentre la persona amata diventa per chi ama:
aria, acqua, luce, cibo, sorriso, canzone… gioia di vivere
 

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